giovedì 21 febbraio 2019

Quel che passa il convento


"Mmmmh, bella questa ricetta... però però... le pere mi mancano ..."

"Dai mamma, perchè non prepari questo dolce? Non credi che sarà perfetto per la merenda?"
"Mi dispiace Pulce, ma il cioccolato fondente non mi basta...."

"Fiordisambuco, è tanto tempo che non fai la torta col coperchio...."
"Caro signor Darcy, non ho fatto in tempo a fare la spesa, le mele ci sono, ma... non ho nè pinoli nè uvetta..." 

Insomma, cosa passa il convento?
Farina, zucchero, uova e mele renette...
Burro? In frigo ce n'è poco, pochissimo....

E allora ....

TORTA DI MELE DELLO ZIO ETTORE
( che non è la torta di un mio parente, ma che viene – con questo nome - dritta dritta
dalla cucinadi Sabrine d'Aubergine, dove è arrivata sulle ali di ricordi)

INGREDIENTI

1 kg di mele renette
200 gr di zucchero (la ricetta dice 250 gr, ma secondo me si può ridurre)
150 gr di farina bianca 00
2 uova
1 bicchiere di latte
1 bustina di lievito per dolci

PROCEDIMENTO


Sbucciare e mondare le mele; tagliarle in quarti e poi a fettine sottili, raccogliendole in una terrina ampia, unire lo zucchero e mescolare senza spappolare le mele.
Lasciar macerare per un'oretta.
Ungere con il burro una tortiera e cospargela di zucchero
Sciogliere il lievito nel latte (aggiungere il latte a poco a poco in modo da non formare grumi).
In un'altra terrina rompere le uova e sbatterle, senza montarle e aggiungere il latte con il lievito e poi la farina mescolando bene, in modo da aver un impasto liscio e cremoso.
Unire le mele, scolandole dal succo, e mescolare (si può aggiugere il succo delle mele a poco a poco per dare all'impasto la giusta morbidezza); versare nella tortiera e infornare a 180° per una mezz'ora e poi a 160° per 45 minuti.


Lasciar riposare la torta per una decina di minuti nel forno spento e poi toglierla dalla tortiera, delicatamente.
Servita tiepida è perfetta, ma anche fredda è buonissima


Nota a piè di pagina n. 1: la tortiera migliore è quella a cerniera che consente di sformare senza problemi questa torta che rimane comunque molto morbida e "elastica"
Io però preferisco mettere sotto la tortiera un foglio di alluminio per evitare pasticci con l'impasto morbido che magari fuoriesce dal fondo.

Nota a piè di pagina n. 2: dedico questa torta a un'amica di penna e fornelli che era alla ricerca di una ricetta di torta "dietetica"

Nota a piè di pagina n. 3: mai come in questo periodo ho consapevevolezza della mia imperfezione (l'organizzazione familiare fa acqua da tutte le parti...), ma si sa...la perfezione non è di questo mondo

domenica 10 febbraio 2019

Neve di casa


Il regalo di Natale per il signor Darcy, da parte mia, avrebbe dovuto essere una manciata di giorni nel posto magico, per lasciarci alle spalle un anno  pesante e difficile, per lasciare a casa - per pochi momenti - i problemi che non si possono cancellare, per ritrovare - tra le montagne che ci hanno sempre incantato - qualche momento di serenità in cui essere - prima di tutto - famiglia Fiordisambuco...

Invece, siccome qualcuno ci mette sempre lo zampino, la piccola vacanza, attesa, pianificata e prenotata, è saltata all'ultimo momento, perchè ora della fine prevalgono sempre il  senso di responsabilità, la serietà, l'affidabilità, la consapevolezza che, al di fuori della famiglia Fiordisambuco, ci sono altre persone....

"Rimandiamo - ci siamo detti - rimandiamo a Carnevale ..., magari sarà anche più bello, ci sarà più neve e potremo finalmente tornare a mettere le ciaspole ai piedi. Rimandiamo.... magari nel frattempo le cose si sistemano...."


Non so se ci sarà più neve, non so nemmeno se le cose si sistemeranno, però non potevamo rinunciare a poche ore, domenica scorsa, sulla neve appena caduta sui monti casalinghi.....
Un paesaggio da fiaba, un vento tagliente che lasciava senza fiato, un passo dopo l'altro, con calma, mentre la Pulce e il signor Darcy precedevano con  altri ritmi.


LASAGNE CON ZUCCA E SALSICCIA

INGREDIENTI

300 g di lasagne
400 g di zucca già pulita
250 g di salsiccia a nastro
   80 g di speck
100 g di parmigiano 
600 g di besciamella (abbastanza morbida)
sale
olio extravergine di oliva
salvia, rosmarino e aglio

PROCEDIMENTO


Tagliare la zucca a pezzetti (non troppo piccoli altrimenti cuocendo diventa una specie di purè) e cuocerla in padella con poco olio, salvia, rosmarino e aglio per profumare, fino a che è tenera.
"Sgranare" la salsiccia e rosolarla; tagliare a striscioline lo speck. 
Preparare la besciamella, insaporirla con grana e noce moscata (poca), lasciandola abbastanza morbida.
Se siete virtuose preparate la sfoglia per le lasagne tirandola col mattarello; se siete pigre o disorganizzate o poco avvezze all'arte della sfoglina, usate - come ho fatto io - delle lasagne fresche della marca che preferite (Consonante lunga, signor Anfibio, chi volete ...).
In una pirofila stendere un velo di besciamella e poi uno strato di pasta e coprire con besciamella, zucca (togliere gli ghi di rosmarino,la salvia e l'aglio), salsiccia e speck, parmigiano; procedere con gli altri strati allo stesso modo, fino ad esaurimento degli ingredienti.
Cuocere in forno caldo (180°) per una mezz'ora; servire ben caldo con una spolverata di parmigiano.



Nota a piè di pagina n. 1: noi non siamo tipi da sci...

Nota a piè di pagina n. 2: le lasagne già pronte, allestite il giorno prima, sono state perfette per  il "pranzo della domenica" al ritorno dalla passeggiata.

sabato 26 gennaio 2019

Su sentieri conosciuti

Come, dopo un lungo periodo in cui non si è andati in montagna,  è meglio riprendere a muoversi su sentieri conosciuti, senza avventurarsi in lunghe escursioni in luoghi mai frequenatati prima, così anche in cucina, dopo mesi in cui la pasta in bianco si è alternata a quella al pesto e le tagliatelle fresche del supermercato con la consonante lunga hanno salvato pranzi e cene insieme ai ravioli del signor Anfibio, ho capito che - prima di osare nuovi esperimenti tra i fornelli - era meglio riprendere confidenza con pentole e pignatte con le collaudate ricette di famiglia. 
Dopo i biscotti di Frau e il patè di fegato che, nonostante tutto, ha fatto la sua comparsa tra gli antipasti del pranzo di Natale, in una domenica finalmente fredda, ho riportato in tavola un piatto che era stato insegnato a mia madre da una collega di origine bresciana.

Involtini della signora G.

Ingredienti (per 4 persone)


12/16 fettine di lonza di maiale
4/6 amaretti
50 g circa di parmigiano grattuggiato
50 g circa di pan grattato
un cucchiaio colmo di prezzemolo tritato finissimo
aglio (poco)
salvia
una punta di cucchiaino di "spezie" (cannella, pepe, noce moscata....)
burro
brodo

Procedimento



Sciogliere in un tegamino 20 g di burro  e unire il prezzemolo tritato con l'aglio; far appassire senza rosolare.
Mescolare in una ciotola gli amaretti tritati, il pangrattato, il grana, il battuto di prezzemolo appassito nel burro, le spezie e amagalmare con un paio di cucchiai di brodo, fino ad ottenere una specie di polpetta soda.
Stendere il ripieno su ogni fettina di lonza, aiutandosi con la lama di un coltello, arrotolare e fissare con uno  stuzzicandenti; tenere da parte un po' di ripieno. 



Rosolare gli involtini in una padella con olio e burro, bagnando poi con il brodo e aggiungendo un paio di foglie di salvia per profumare.
Far cuocere gli involtini a fuoco basso, per un'ora abbondante, aggiungendo all'intingolo il ripieno avanzato, per renderlo più denso e saporito.

Servire ben caldi con il purè o, meglio ancora, con la polenta.



Nota a piè di pagina n. 1: la signora G aveva un barattolino di miscela di spezie già pronta, io di solito vado a occhio, con cannella, noce moscata, una punta di chiodo di garofano e un soffio di pepe

Nota a piè di pagina n. 2: freddo è freddo, finalmente, ma .. nevicherà? io ci spero, per avere davanti una nuova "pagina bianca"





venerdì 7 dicembre 2018

Di nuovo Sant'Ambrogio

7 dicembre, Sant'Ambrogio....
una giornata come tante per i più, una giornata di vacanza per chi abita a Milano, una giornata speciale per chi si muove a proprio agio tra romanze e cabalette...
Lontano da Milano da più di 40 anni e lontano da una Prima alla Scala da più di 50, mio padre, che aveva gustato la sua prima "Prima" nel lontano 1951 (l'età della Pulce....), fino all'anno scorso, il 7 dicembre aveva la sua poltronissima in platea nel soggiorno di casa e, al termine della rappresentazione, che io avevo seguito dividendomi tra i fornelli e la musica, imponendomi per una volta ai maschi casa Fiordisambuco, era diventata ormai tradizione la sua telefonata di commento critico, implacabile e tranchant, come si poteva concedere solo a un quasi ottantenne che aveva visto e ascoltato dal loggione tutti i più grandi....
Quest'anno  nessuna poltronissima in soggiorno e nessuna telefonata a fine serata...ci sono stata io sola, con un paio di lacrime dispettose,  presa (o persa) tra ricordi e biscotti, tra romanze e cabalette ... mentre la Pulce, scettico verso questa passione materna, mi guardava perplesso ....



Nota a piè di pagina n. 1: Torno, dopo la lunga assenza di mesi difficili nei quali non c'è stato il tempo per scrivere e  per cucinare, non c'è stata la leggerezza necessaria per sognare e per raccontare...
Torno perchè ho bisogno di fermarmi, per raccogliere le idee e i ricordi, per fare ordine, per respirare al ritmo giusto. 
Torno non perchè tutto può riprendere da dove si è interrotto, ma perchè ho bisogno di trovare un punto da cui ripartire, adagio....

E la ricetta?
Le ricette dei biscotti le trovate qui, e qui, e anche qui....

martedì 19 giugno 2018

Il profumo di giugno

Questo mese di giugno, ormai rivolto verso l'estate, ha il profumo pulito della lavanda


e quello dolcissimo del gelsomino


e, ancora, quello intenso dei fiori dell'arancio e del limone, orgoglio del sig. Darcy. 


Sa di un bambino che non è più un Pulcino e nemmeno una Pulce e si avvia verso l'avventura nuova delle scuole medie; profuma anche di fragole, di erbe aromatiche e di temporali improvvisi....


Ma ha anche l'odore  di disinfettante, di paura e  di malattia dei corridoi di un ospedale, percorsi a passo spedito per tenere a bada la tensione ....

Non c'è tempo per cucinare e scrivere, per fotografare e pensare; c'è giusto il tempo da condividere con chi mi è vicino e, ancora una volta, condivide con me preoccupazioni e ansie; c'è appena il tempo per cogliere, nonostante tutto, qualche attimo di bellezza, per sentire sul pullman che mi riporta a casa alla sera e sa di polvere e di adolescenti, il profumo dell'erba appena tagliata .....



mercoledì 25 aprile 2018

Fuori stagione


Questa improvvisa esplosione di estate ha colto tutto di sorpresa: il guardaroba ancora ingombro di giacche pesanti, la Pulce che reclama a gran voce i pantaloni corti, il balcone dove, al posto dei fiori, fanno bella mostra di sè gli aggeggi da arrampicata del signor Darcy, che si è regalato un pomeriggio in solitaria  e la mia dispensa con una bella zucca e qualche  mela renetta, ormai un po' raggrinzita...

Cosa fare della zucca non ho ancora deciso, ma le renette  sono finite nella più classica tra le  torte di mele che fanno parte della tradizione di famiglia-

Certo una ricetta un po' fuori stagione, ma di torte con le fragole in questo periodo sono stracolme tutte le cucine virtuali....



Torta di mele della signora  J.


Ingredienti


4 mele renette
250 grammi di farina bianca 00
150 grammi di zucchero
100 grammi di burro
3 uova
la scorza grattugiata di un limone non trattato
1 bustina di lievito per dolci
latte q.b.

Procedimento


Sbucciare le mele, dividerle in quarti, eliminare torsolo e semi e  tagliarle a fettine di circa mezzo cm di spessore.
Fondere il burro a fuoco dolcissimo e, quando è tepido, mescolarlo in una ciotola ampia con lo zucchero, la scorza grattuggiata del limone e un pizzico di sale. Unire poi i rossi d'uovo e mescolare bene, fino ad ottenere una crema. Aggiungere la farina a cucchiaiate, mescolando bene per non formare grumi e aggiugendo un po' di latte per ammorbidire l'impasto. Unire il lievito mescolato a un po' di farina e poi, gli  albumi montati a neve.


Versare l'impasto in una tortiera imburrata e cosparsa di pan grattato o di biscotto grattugiato e poi immergere nell'impasto ( che è piuttosto cremoso) le fettine di mele a raggiera: sono tante e finiscono con l'essere molto vicine, ma va bene così....


Infornare nel forno già caldo a 180 - 200 °  e cuocere per circa un'ora: essendo morbido l'impasto e molta la frutta la torta impiega parecchio a cuocere...
Lasciar raffreddare e decorare eventualmente con una spolverata di zucchero a velo (che io ometto sempre).


Nota a piè di pagina n. 1: la signora J. era una collega di mia madre e il suo cavallo di battaglia era questa torta morbidissima  e ricca di frutta

Nota a piè di pagina n. 2: il glicine in fiore - ahimè - non è mio.... lo vedo in queste mattine lungo la strada che io e la  Pulce percorriamo nella nostra passeggiata mattutina... non ho resististo alla tentazione di fotografarlo----

domenica 1 aprile 2018

La sorpresa di Pasqua


Non è particolarmente bello questo uovo di Pasqua.... sotto la carta velina colorata nasconde qualche magagna, ma ne sono orgogliosa ugualmente perchè l'abbiamo preparato noi.
Sugli scaffali della dispensa di casa Fiordisambuco continuano ad esserci tanti ingredienti sbagliati (ne ho scoperti anche altri, con grande dispiacere), ma c'era anche il cioccolato e, soprattutto, ben nascosti, come il pizzico di follia, il desiderio di essere me stessa e - come sopresa pasquale - qualche motivo di orgoglio.....

Dovunque siate, Buona Pasqua



Ecco qui le due mezze uova

Ingredienti

200 grammi di Cioccolato fondente 70%
un pomeriggio di pioggia
un termometro da cucina
due stampi per uova (i miei sono in policarbonato)
un bambino in vacanza da scuola
una mamma che  non teme di sporcare la cucina
la sorpresa

Per il temperaggio del cioccolato io sono tornata all'MTC , che ho lasciato con dispiacere, ma dove so che posso sempre trovare indicazioni e suggerimenti preziosi (nel mio caso tecnica per inseminazione visto che lavoravo con la Pulce)



venerdì 9 marzo 2018

Ingredienti sbagliati

 
In questi mesi nella cucina di casa Fiordisambuco ci sono stati pochi manicaretti, pochi esperimenti e molti ingredienti sbagliati: chili di stanchezza e cucchiaiate di guai fisici (privilège de l’age….)  , una ciotola di preoccupazioni perché non invecchio solo io, una confezione intera di problemi organizzativi per capire come conciliare a settembre scuola lavoro  e bilancio familiare, un mestolo abbondante di visite e di esami per la Pulce (…..), forchettate di riunioni e incontri per i motivi più disparati, una barattolo di guai che io e il sig. Darcy vorremmo tanto regalare ad altri, ma che fa parte della dispensa….
In dispensa c’era anche un pacchetto di serenità scaduto  e un etto di frivolezza con le farfalline (o camole che dir si voglia),  mentre mancavano altri ingredienti che sono  indispensabili, anche solo in piccole dosi: cucchiaini di entusiasmo, una spolveratina di voglia di sperimentare, una spruzzata di novità e  - fondamentale – un pizzico di follia che non guasta mai tra i fornelli e altrove….
Ma per fortuna, un mattino, la scorsa settimana, quel pizzico di follia, quasi dimenticato tra barattoli e vasetti, è saltato fuori, senza nemmeno cercarlo 
Gli ingredienti sbagliati ci sono ancora sullo scaffale della dispensa (alcuni non si possono buttare …) ma sto facendo ordine e per lo meno ho eliminato quelli scaduti ....
Adesso devo  procurare tutti gli ingredienti giusti, più freschi, capaci con il loro profumo e  con il loro gusto di far scordare anche l’amaro o di dare nuova vita a quello che è insipido….
Domenica è bastato il pizzico di follia.

Faraona ripiena  e Yorkshire Pudding

Ingredienti

Una piccola faraona
100 gr di pancetta dolce
4/5 albicocche secche
4/5 prugne secche
2 carote piccole

Ripieno
2 o 3 fette di pane in cassetta
1/2 cucchiaio di uvetta 
 3 o 4 amaretti 
50 gr di mortadella di Bologna
3 o 4 gherigli di noci
50 gr di parmigiano reggiano
latte
pan grattato q.b.
sale

Yorkshire Pudding
10 g di burro
1 uovo
125 ml  di latte
75 gr di farina bianca
un pizzico abbondante di sale
1 cucchiaino di zucchero

Mettere a mollo le uvette; bagnare la mollica di pane. Unire la mollica strizzata, l'uovo, il grana, gli amaretti sbriciolati, i gherigli tritati grossolanamente, le uvette sciacquate, e tanto pan grattato quanto ne basta per avere un impasto sodo ma non duro (consistenza simile a quella dei canederli).

Riempire con il ripieno la faraona precedetemente pulita delle interiora e sfiameggiata; ricucirla, bardarla con la pancetta e legarla con lo spago da cucina. Rosolarla con 2/3 cucchiai di olio, girandola su tutti i lati, sfumare con il vino bianco e poi farla cuocere  per un paio d'ore bagnandola ogni tanto con un po' di brodo, aggiungendo a metà cottura le prugne e le albicocche e le carote pulite e tagliate a bastoncini.


Mentre la faraona cuoce preparare la pastella per gli Yorkshire pudding.
In una ciotola sbattere l'uovo con il sale e il latte fino ad avere un composto omogeneo; aggiungere la farina, lo zucchero e il burro fuso intiepidito. Mescolare bene con la frusta a mano o con una forchetta, fino ad avere un composto senza grumi.
Lasciar riposare in frigorifero fino una mezz'ora  prima di servire in tavola  la faraona...


A questo punto ci vuole un minimo di organizzazione: 
la faraona deve essere praticamente pronta e il piano di lavoro deve essere sgombro da intralci,  a portata di mano sottopentola o tagliere di legno, presine e pennello


Scaldare  il forno a 220° e infilarci lo stampo da muffin per pochi minuti; facendo attenzione a non scottarsi togliere lo stampo dal forno,  spennellare ogni cavità con un po' di burro fuso usando un pennello da cucina, rimettere in forno lo stampo per un paio di minuti. 
Nei due minuti togliere la pastella dal frigorifero e darle un'energica mescolata con la frusta o con la forchetta. 
Togliere di nuovo lo stampo dal forno (scotta!!!!), versare con un mestolino la pastella in ogni cavità fino circa a 3/4; rimettere la teglia in forno velocemente e lasiar cuocere per una mezz'ora, abbassando la temperatura a 180°  quando gli Yorkshire pudding si sono "scapigliati"

Nel frattempo, apparecchiare la tavola, chiamare a raccolta i commensali (gli Yorkshire pudding vanno mangiati caldi: evitare quello che succede a casa Fiordisambuco quando dico che è pronto e, proprio in quel momento, ognuno ha qualcosa di importantissimo da fare....), tagliare la faraona disponendo sul piatto da portata la carne, il ripieno, la pancetta croccante, le albicocche e le prugne e versare in una salsiera l'intingolo.


Quando i boccconcini/puddig sono dorati, spegnere il forno e lasciarli riposare pochi minuti, quindi sfornarli, toglierli rapidamente dallo stampo e servirli caldissimi con la faraona.



Nota n. 1  a piè di pagina: il pizzico di follia è saltato fuori durante la passeggiata con la Pulce verso la scuola in una mattina della scorsa settimana, trasformata in una battaglia palle di neve, lungo la strada deserta ...

Nota n. 2 a piè di pagina: gli Yorkshire pudding (la ricetta è presa da "Fragole a Merenda"  di Sabrine d'Aubergine") hanno anche loro un pizzico di follia ... 

domenica 31 dicembre 2017

sabato 16 dicembre 2017

Burro, zucchero e il segno degli anni


Veni vidi vici... questo il motto a cui si ispirava la mia pausa pranzo nel mese di dicembre fino a un paio di anni fa: timbrare, breve viaggo in  pullman per la vicina "citta",  acquisto mirato e rientro in tempo con il pullman, stracolmo di studenti, giusto in tempo per timbrare in orario....
Una pausa pranzo, un regalo acquistato....
Ma gli anni lasciano traccia e la sola idea  di correre come una furia per far stare tutto in un'ora scarsa adesso mi pesa....

Le ore del mattino hanno l'oro in bocca  e non mi costava molto anticipare la sveglia di una mezz'ora per stendere l'impasto, sbizzarrimi con le formine e infornare i biscotti natalizi di Frau, in modo da produrne in quantità....
Ma adesso la mattina è una corsa contro il tempo e alzarmi ancora prima di quanto già previsto dalla tabella di marcia mi sembra un'impresa impossibile....

E, come è giusto che sia, a farmi capire che il tempo passa ci si è messo anche la Pulce che di fronte alla mia esitazione sulla sua domanda se, chiedendo come regalo di natale un biglietto aereo per andare in Canada (sì.... lui sogna in grande),  è necessario pagarlo, mi ha guardato con un sorrisetto un po' storto "...tanto mamma l'ho capito che i regali li mettete voi sotto l'albero..... " 

Benvenuto nel mondo dei grandi, Pulce, dove si sogna un po' meno ma dove - se si vuole - il Natale conserva ugualmente  il suo valore, la sua magia, il suo fascino, dove i regali possono ancora essere una sorpresa e dove non si rinuncia ad infornare i biscotti che profumano la casa di cannella e burro...

Biscotti al burro e zucchero

Ingredienti

350 grammi di farina bianca 00
250 grammi di burro morbido
100 grammi di zucchero semolato
1 cucchiaino raso da caffè di sale fino

per decorare
1 albume
2 cucchiai di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di sale fino

Procedimento

Tagliare a  cubetti il burro temperatura ambiente 
In una terrina mescolare il burro con  lo zucchero e il sale  fino a che diventa spumoso.
Aggiungere la farina a cucchiaiate e compattare l'impasto  dandogli la forma di una palla. Far riposare per un quarto d'ora in frigorifero. 


Quindi  stendere l'impasto sul piano di lavoro infarinato ad un'altezza di circa mezzo cm e ritagliare  i biscotti con le formine, appoggiandoli poi sulla teglia rivestita di carta da forno.
Lasciar riposare per un quarto d'ora in frigorifero, spennellare con l'albume appena sbattuto con due cucchiai d'acqua, cospargere con il mix di zucchero e sale e infornare per una ventina di minuti in forno già caldo a 180°.


Lasciar raffreddare prima di spostarli dalla teglia. Conservare  in una scatola di latta (se non ve li mangiano prima...).


Nota a piè di pagina n. 1: la ricetta non far parte del ricettario di Frau, ma del mio regalo di Natale dello scorso anno che qui vedete aperto a pag. 39.... io non ho il mixer quindi ho laorato l'impasto a mano molto rapidamente vista la quantità di burro che contiene e non ho decorato con la granella di mandorle tostate che Sabrine invece utilizza perchè non è tra le cose che preferisco.

Nota a piè di pagina n. 2: gli anni passano, gli impegni aumentano proporzionalmente all'età della Pulce e dei suoi nonni, e io arranco....saggezza vorrebbe che tagliassi tutto quello che non è indispensabile... ma secondo voi non sono indispensabili i biscotti a Natale o il Calendario dell'Avvento per l'amica del cuore?

mercoledì 8 novembre 2017

Una tira l'altra: castagne e ricordi


Tanti tanti anni fa  i primi giorni di novembre erano uno dei  miei periodi preferiti
ai tempi del liceo, si chiudeva il primo giro di valzer di interrogazioni e compiti in classe, piu tardi era  la conclusione dellasessione autunnale degli esami universitari;c’era il tempo per un pomeriggio di compere invece che di studio, l’acquisto dei crisantemi non mi riguardava, si era instaurata  la tradizione della visita della famosa zia P che, rimasta vedova ed essendo senza figli, aveva adottato i miei genitori come figli e noi come nipoti. Ma,soprattutto c’erano le castagne: camino acceso in cucina e padella per i "biroll", lo scoppio delle castagne che non erano state ben tagliate e il canovaccio  bagnato, in sostituzione delle foglie di verza prescritte dalla tradizione, per farle “masarare” (ammorbidire …) prima di sbucciarle, ancora caldissime, sporcandosi le mani di nero....
E la serata più belle era quella del 4 novembre, San Carlo, onomastico di una cugina acquisita di mio padre…una donna massiccia, imponente, certo non raffinata, ma  generosa, cordiale e disponibile. Per le vicissitudini della mia nonna paterna, madre attempata, questa cugina era in realtà molto più vecchia di mio padre, coetaneo delle sue figlie e per noi era praticamente una nonna, anche se, per non suscitare le gelosie della mia suscettibilissima nonna materna, noi la chiamavamo zia C.
Alla sera del 4 novembre intorno al tavolo del suo tinello, davanti a un camino enorme, di quelli con le panche laterali che erano il mio rifugio (un po' Cenerentola e un po' Cime Tempestose) , eravamo in tanti a mangiare le burolle bollenti  a cui la zia C  aggiungeva sempre una torta che stava a metà  tra  una  ciambella senza buco e una  crostata lievitata,  che lei sfornava senza tanti fronzoli.
Poi, per tanti motivi, le cose sono cambiate: alcune delle persone che  sedevano intorno a quel tavolo se ne sono andate, in modi diversi, l’enorme ed accogliente camino della zia C. ora ospita una modernissima stufa gialla e il tinello della zia è diventato la cucina, perfettamente attrezzata, di sua nipote che in realtà detesta cucinare, di castagne – per anni – non ce ne sono più state per via di un parassita che aveva infestato i nostri boschi e l’acquisto di ciclamini e crisantemi è diventato, purtroppo, uno dei nostri compiti
Per anni non siamo più riusciti a sederci intorno a una marmitta di burolle, facendole saltare tra le mani per raffreddarle… fino a  questo novembre: un altro tavolo, ancora tanti bambini, qualche nonno e  noi in cucina, con qualche risata, qualche ricordo un po’così e qualche rimedio casalingo contro la malinconia.


SBRISOLONA SALATA

Ingredienti

100 grammi di farina bianca
100 grammi di farina di mais fine
100 grammi di mandorle tritate fini
100 grammi di burro
80 grammi di grana grattuggiato
1 uovo
una manciata di mandorle intere

Procedimento

In una terrina mescolare le farine, le mandorle tritate e il grana (meno un cucchiaio), aggiungere il burro freddo tagliato a cubetti e lavorare con la punta delle dita; unire l'uovo  leggermente sbattuto, fino ad ottenere un impasto sbriciolato. Aggiungere circa metà delle mandorle spezzettate.
Versare il composto in una teglia rivestita di carta da forno, compattarlo con la punta delle dita, senza schiacciarlo troppo; cospargere con il grana avanzato e decorare con le mandorle intere.


Infornare in forno già caldo a 200° per circa mezz'ora, fino a che la superficie è ben dorata.
Lasciar raffreddare e servire, spezzettata, per accompagnare l'aperitivo.


Nota a piè di pagina n. 1: la ricetta è un adattamento di quella comparsa su un numero di Sale e Pepe di qualche anno fa e, per un aperitivo, ho dimezzato le dosi.

Nota a piè di pagina n.2: non dite al sig. Darcy che ho usato il suo prezioso grana Vacche Rosse stagionato 36 mesi per preparare questa sbrisolona che, peraltro, anche lui ha molto apprezzato....

domenica 22 ottobre 2017

Cammina cammina.....

Se al mattino, verso le sette e mezzo, lungo la strada che dal lago piega verso il paesotto di in cui io lavoro e la Pulce va a scuola,  vi imbattete in due pellegrini,  uno con lo zaino in spalla e l’altro con la borsa  a tracolla, state tranquilli:  non sono due loschi figuri che si aggirano con cattive intenzioni … siamo io e la Pulce….
Da quest’estate, quando in una mattina in cui si erano accumulato tutti i possibili intoppi (cancello bloccato, vicina di casa con l’auto parcheggiata di traverso mentre ritirava il cestello della spazzatura e rovistava nella cassetta della posta, ciclista mattiniero che pedalava in mezzo alla strada dimentico del mondo, pullman di linea che ci precedeva su una strada indubbiamente panoramica, ma stretta e tortuosa), arrivati al bivio di cui sopra, il signor Darcy ha fermato il birroccio e senza tanti complimenti ci ha invitato caldamente a percorre  a piedi l’ultimo tratto di strada fino, rispettivamente, alla scuola e all’ufficio….
Ero pronta, prontissima alle lamentele della Pulce; ero pronta, prontissima a sentire tutte le sue recriminazioni  e invece, da allora, ….la domanda al mattino è “Oggi facciamo la nostra passeggiata?”
Ci sono mattine di prediche e di sgridate, mattine in cui si ripassa la lezione, mattine di chiacchiere a ruota libera, mattine in cui vorrei essere sola per riordinare le idee, mattine  in cui scegliamo la nostra casa lungo le vie e mattine in cui mi sorbisco una lezione su ogni modello di auto che passa.
Bella quindi questa “passeggiata” mattutina? In fondo per ora sì, le mattine sono ancora miti e chiare, la Pulce è ancora in un’eta in cui la mamma non è un accessorio da nascondere e c’è anche chi giura che  sono un po’  dimagrita: "Tutta salute", dice il sig. Darcy....
Lo svantaggio? La necessità delle scarpe basse perché due km coi tacchi a passo spedito, con borsetta e borsa di Mary Poppins, non me li posso più permettere…..
Ma cosa c'è nella borsa di Mary Poppins?
Un libro, il thermos con la tisana, il pranzo e qualcosa di dolce... In questi giorni il dolce è questo

CUBETTI DI COTOGNATA

INGREDIENT

mele cotogne
zucchero: lo stesso peso della polpa ottenuta dopo la cottura delle mele
limoni: il  succo di 1 limone per ogni kg di composta

PROCEDIMENTO

Pulire le mele togliendo tutta la peluria, metterle in pentola capiente con acqua fredda, portando ad ebollizione. Quando le mele sono morbide scolarle con un mestolo forato, sbucciarle  e eliminare  il torsolo (attenzione, scottano!). 

 Frullare la frutta con il frullatore a immersione, pesare e  aggiungere tanto zucchero quanta è la polpa e succo di 1 limone per ogni kg di polpa. Far cuocere per una mezz'ora al massimo.



Rivestire  con carta forno una teglia da biscotti e versarvi la composta ottenuta livellandola e cercando di fare in modo che abbia uno spessore uniforme. Lasciar riposare coperta con un canovaccio, per almeno tre / quattro giorni, girandola una volta al giorno (la cotognata raffreddandosi si rapprende e girarla è più facile a farsi che a dirsi). 


Tagliare la cotognata a rettangoli (per me circa 3 cm X 2 cm ) e conservare in frigorifero in una scatola di latta, avvolgendo i cubetti in carta da forno per evitare che si attacchino l'una all'altro (il nastrino è un optional vezzoso...).


Nota a piè di pagina n. 1: quest'anno il raccolto di mele cotogne è stato spettacolare e, dopo avre prodotto marmellata e gelatina in quantità, ho provato a preparare anche questi cubetti di cotognata dura che ricordano un po' i fruttini Zuegg che mi portavo in montagna un secolo fa.....

Nota a piè di pagina n. 2: la "passeggiata" ( doppia perchè c'era anche il  ritorno alla sera) era la regola fino a quando mi sono sposata e andavo al lavoro con il pullman che, appunto, ferma al bivio....