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domenica 1 aprile 2018

La sorpresa di Pasqua


Non è particolarmente bello questo uovo di Pasqua.... sotto la carta velina colorata nasconde qualche magagna, ma ne sono orgogliosa ugualmente perchè l'abbiamo preparato noi.
Sugli scaffali della dispensa di casa Fiordisambuco continuano ad esserci tanti ingredienti sbagliati (ne ho scoperti anche altri, con grande dispiacere), ma c'era anche il cioccolato e, soprattutto, ben nascosti, come il pizzico di follia, il desiderio di essere me stessa e - come sopresa pasquale - qualche motivo di orgoglio.....

Dovunque siate, Buona Pasqua



Ecco qui le due mezze uova

Ingredienti

200 grammi di Cioccolato fondente 70%
un pomeriggio di pioggia
un termometro da cucina
due stampi per uova (i miei sono in policarbonato)
un bambino in vacanza da scuola
una mamma che  non teme di sporcare la cucina
la sorpresa

Per il temperaggio del cioccolato io sono tornata all'MTC , che ho lasciato con dispiacere, ma dove so che posso sempre trovare indicazioni e suggerimenti preziosi (nel mio caso tecnica per inseminazione visto che lavoravo con la Pulce)



sabato 4 gennaio 2014

La Befana vien di notte ....


Un po' per scelta, un po' per caso, un po' per forza di cose, la mia cucina è assai poco tecnologica: niente microonde, niente robot da cucina, niente planetaria; mi sono convertita l'anno scorso alle fruste elettriche che ero restia ad usare perchè legate a ricordi tristi, la macchina del pane, a cui devo riconoscere il merito di avermi fatto riscoprire il profumo del pane casalingo, è stata declassata ad impastatrice ed è poi schiattata e non è più stata rimpiazzata. Sullo scaffale sotto il piano di lavoro, però, è pronto all'uso il frullatore ad immersione, fedele compagno di tante marmellate e  vellutate. E, sullo stesso ripiano, trovava posto anche l'altro mio fido collaboratore,  il tritatutto, che però, nel pomeriggio della Vigilia, dopo aver tritato, negli ultimi giorni, noci, mandorle e nocciole, albicocche e prugne secche, datteri e e fichi secchi, grana e prezzemolo, mortadella e cipolla, si è arreso di fronte al fegato destinato al patè, irrinunciabile  componente dell'antipasto natalizio.
E fin qui non ci sarebbe nulla di strano: gli elettrodomestici piccoli e grandi  - si sa  - hanno la fastidiosa abitudine di rompersi nei momenti meno opportuni  ....il problema è che negli ultimi tre anni ho ucciso, e sempre a dicembre, tre tritatutto che, prima di esalare l'ultimo respiro, hanno dato spettacolo con fumo, botto e scintille.
C'è chi mi consiglia di tornare alla classica mezzaluna.... io spero che la Befana abbia pietà di me e che nella calza mi faccia trovare un nuovo aggeggio.....
Comunque prima di soccombere, l'ultimo della serie aveva tritato anche le  noci per la

TORTA DI NOCI DI FRAU

INGREDIENTI
150 grammi  di noci macinate
2 cucchiai di pan grattato
succo di 1 arancia
4 uova
120 grammi di zucchero
250 grammi di panna
un cucchiaino di cacao amaro
un cucchiaio di rum
un cucchiaio di zucchero a velo
200 grammi di  cioccolato fondente da copertura
alcuni mezzi gherigli di noce

PROCEDIMENTO

Tritare finemente le noci, mescolarle con il pan grattato e una punta di lievito; aggiungere i tuorli delle uova e poi, adagio, mescolando dal basso verso l'alto, le chiare montate a neve.
Versare l'impasto, che è piuttosto morbido, in una tortiera imburrata e ben  spolverizzata di pan grattaTo o biscotto secco grattuggiato; cuocere a 180° per circa 40 - 45 minuti o comunque, fino a che il solito stecchino esce asciutto.
Lasciar raffreddare la torta e quando è fredda ( io mi sono avventurata a farlo prima perchè avevo fretta, ma ovviamente, ne ho pagato le conseguenze) dividerla in 2 dischi.
Montare la panna ed unire un cucchiaino di cacao amaro, un cucchiaio di zucchero a velo e un cappellino di rum; spalmare il primo disco della torta con la panna montata aromatizzata e zuccherata, tenendone da parte un po' per decorare i bordi della torta.
Posizionare il secondo disco ricoprirlo con il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria;  rivestire i bordi della torta con la panna montata  e decorare con mezzi gherigli.

Nota a piè di pagina n. 1: Frau C. preoparava questa torta esclusivamente nel periodo natalizio perchè diceva "ta noi si usa solo a Natale.... "

Nota a piè di pagina n. 2:  quella che ho preparato io corrispone a metà dose, dato che l'ho servita a fine cena ed eravamo solo in quattro; se l'impasto è troppo liquido si può aggiungere un po' di pan grattato.

Nota a piè di pagina n. 3: abbiate pazienza per le foto arancioni.... con la lyuce artifciale questo è il massimo che può fare la mia macchinetta e, comunque, no, di questo sono certa, nella calza della Befana una macchina fotografica nuova non c'è, troppo  "grossa"

Nota a piè di pagina n. 4: le manine in apertura (la Pulce e i suoi cugini) sono affaccendate a preparare qualcosa di molto più semplice della torta di Frau: sono alle prese con i pupulotti







martedì 30 ottobre 2012

Di zucche e tradizioni



“Ma che roba l’è la festa de l’aulin?” mi ha domandato un'anziana vicina di casa, evidentemente incuriosita dalla comparsa di zucche, pipistrelli e fantasmi anche nell'unico negozio del paese: ho accennato vagamente a una festa americana, ma chiacchierando con mio padre ho scoperto che, persino qui, nel profondo Nord, già ai suoi tempi ( e prima ancora) la zucca intagliata, illuminata da una candela, era divertimento dei bambini, allora ignari  di comportarsi come Oltreoceano.
Domenica, complici il freddo  e la pioggia, che ci hanno precluso la passeggiata domenicale nei boschi, anche la Pulce e io  e abbiamo intagliato la nostra brava zucchetta che adesso se ne sta in bella mostra sul davanzale per spaventare  i vicini di casa.
Se da un parte ci siamo lasciati contagiare, senza farne scandali, da questa festa di importazione, dalla mia cucina invece domenica è venuto profumo di  tradizione locale con un dolce, tipicamente autunnale,  che  è la risposta paterna alla Pinza veneta di cui mia madre aveva un ricordo quasi favoloso...
Io, che ho conservato come  eredità dei miei nonni materni  le  "E"  strette che  si stringono ancora di più quando mi  impunto, mi irrito e salgo di tono e che  danno un tono un  po'  "esotico" (o ridicolo) alla mia parlata, non ho mai infornato la versione veneta, ma con la stessa disinvoltura con cui affronto il doppio salto mortale della parola “lümagüsc”,  ho invece imparato da mia suocera a preparare  la
   “Miascia”

 Ingredienti

200 g di  farina bianca
200 g di farina gialla (meglio fioretto)  
n. 2 uova intere 
150 g  burro(oppure 100 g di burro e 50 g di olio)
100 g     zucchero 
3/4  fichi 
una decina di noci  
una manciatina  di  uvetta o 1 grappolino di uva 
(la più comune qui  è l'uva americana)
2 –3 mele  (oppure per una versione più ricca 2 mele e 1 pera)
1 bustina di lievito
latte q.b.  
(la ricetta della tradizione dice “lacett”,  il siero rimasto dopo la lavorazione della panna )
 
Procedimento 

Mescolare in una terrina le due farine e lo zucchero, aggiungere le uova e il burro fuso intiepidito e tanto latte quanto basta per avere un impasto cremoso. Aggiungere i fichi tagliati a pezzetti, le uvette (infarinate)  o gli acini di uva fresca, le noci a pezzetti non troppo piccoli e le mele e le pere  tagliate a fettine o a tocchetti. Aggiungere il lievito mescolato con poca farina bianca e mescolare bene.
Versare in una tortiera unta e cosparsa di pan grattato o di biscotto secco grattugiato. Spolverizzare la superficie della torta con un po’ di zucchero. Infornare a 180°  e lasciar cuocere per tre quarti d'ora  circa o comunque  fino a che infilando uno stuzzicandenti nella torta non esce bello asciutto (una volta veniva cotta  sotto le braci del camino).
Nota a piè di pagina n. 1:  a volte viene presentata come miascia la “torta di pane” nel cui impasto si usa il pane raffermo ammollato nel latte.La vera miascia invece, come insegna mia suocera, è fatta con la farina gialla; forse perchè, nella mia zona, il pane era normalmente sostituito dalla polenta e, quindi, era più facile avere a disposizione la farina di mais piuttosto che il pane raffermo. Qualcuno aggiunge  un'erba aromatica  o qualche ago di rosmarino per profumare l'impasto: a me non piace ....

Nota a piè di pagina n. 2: questo è uno dei dolci rustici che nella personalissima classificazione di mio fratello fa parte della categoria delle “torte tristezza” ....

Nota a piè di pagina n. 3: e la polpa della zucca? l'ho usata per la mia collaudatissima crema di zucca e per un esperimento ben riuscito di muffin alla zucca, ma questa è un'altra  ricetta.....

Nota a piè di pagina n. 4: il lümagüsc è la lumaca, quella arancione che che compare quando piove; mia madre, che pure non se la cavava male con il tedesco che di "ü" è pieno, si ingarbugliava con le ü e le ö del dialetto.........
 





giovedì 6 ottobre 2011

Paradelli coi pinciruoli



Un piccolo ritaglio di tempo per una ricetta fatta di niente, la ricetta del "paradello" che sta a mio padre  come le patate americane stanno a mia madre, che  ha sapore d’infanzia e  mi riporta alla mente merende d’autunno di tanto tempo fa;  la ricetta di un piatto povero della tradizione lombarda che cambia nome  al cambiare del paese (quasi) e che è stata motivo di discussione con amici “indigeni”, i quali sostenevano che io,  non essendo  "laghèe" purosangue, non sarei stata capace di prepararla.
E invece sono capace (e chi non lo sarebbe?!) ....

Ingredienti 

  • 200 - 250 grammi di farina
  • latte q.b.
  • 1 uovo (facoltativo) 
  • 1 pizzico di sale 
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • acini di uva americana : in dialetto "pincirö" (pinciroeu), italianizzato in "pinciruoli")

  • olio per friggere






Procedimento

Preparare una pastella amalgamando l'uovo con la farina e aggiungendo il latte un po' alla volta, mescolando con cura perchè non si formino grumi (la versione poverissima della ricetta prevede una pastella di solo latte e farina, senza l'uovo). Quanto latte si deve aggiungere?  qui si dice che si deve fare "a stim", ovvero a stima, a occhio, in modo da avere una pastella nè troppo densa nè troppo liquida...
Aggiungere sale e zucchero e mescolare; lasciar riposare un'oretta, in modo che la pastella si gonfi, diventando cremosa. Poco prima di friggere buttare nella pastella gli acini d'uva americana (2-3 per frittella) precedentemente lavati.
Scaldare l'olio in una padella bella larga e, quando sarà bollente, versarvi la pastella a cucchiaiate, per ottenere delle piccole frittelle. Farle cuocere da entrambi i lati, girandole con una paletta, a fuoco non troppo alto perchè non brucino. Quando i "paradellini" sono diventati belli dorati,  metterli su un piatto con carta da cucina per farli ascigare un po'. Servirli caldi, spolverizzati di zucchero.



nota a piè di pagina n. 1: come dicevo sopra,  il paradello cambia nome  con una certa frequenza: basta  spostarsi di pochi chilometri perchè si chiami anche cutizza, cutiscia o laciada.

nota a piè di pagina n.2: invece che gli acini di uva americana, si possono aggiungere fettine sottilissime di mela e, invece di fare delle frittelline, si possono fare  frittelle grandi come la padella, da dividere a spicchi.

nota a piè di pagina n.3: una volta questo piatto poverissimo costituiva un pasto completo (non all'età della pietra, ma quando mio padre era  bambino sfollato qui dai nonni, in tempo di guerra); adesso ci sono ristoranti raffinati dove i paradelli vengono proposti come insoliti dolcetti tipici....

nota a piè di pagina n. 4: le foto sono quelle che sono, ma sono state scattate di corsa, in cucina, di sera (ho tutte le attenuanti del caso)

mercoledì 29 giugno 2011

La barca di san Pietro



Fin da quand’ero piccola ho sempre amato il succedersi delle stagioni scandito dalle piccole tradizioni di famiglia o accompagnato dalle usanze di "una volta".
Qualche anno fa, quando la Pulce non c’era ancora, mentre preparavo i biscotti di Natale o i tortelli di san Giuseppe, mi domandavo se tenere vive le tradizioni avesse senso, se non fosse solo uno sterile attaccamento al passato.
Adesso che lui c’è e mi inonda di perchè ed è capace di stupirsi e di meravigliarsi mi sembra che mantenere soprattutto quelle usanze circondate da un alone incantato abbia finalmente un senso.
Così, ieri sera, vigilia di san Pietro, l’ho convinto a venire nell’orto per preparare una magia....
Tutto compreso mi ha seguito, portando con attenzione un uovo; abbiamo riempito di acqua fino a poco più di metà un vaso di vetro e l’abbiamo sistemato nel prato, sotto l’ulivo; poi la Pulce ha rotto l’uovo e abbiamo  versato con attenzione l’albume nell’acqua.
 “Vedrai che magia domani mattina.... nel vaso arriverà un veliero!”
“Perchè?”,
“Perchè la luna di notte e la rugiada del mattino fanno una magia....”
E ce ne siamo andati, lasciando il vaso scoperto.
Questa mattina  l’ho svegliato,  immusonito come ogni mattino (come suo padre).
“Pulce, andiamo a vedere se è arrivato il veliero?”
Senza discutere è trotterellato in soggiorno, ha infilato i sandali e via .... nell’orto, dove  mi sono goduta la sua espressione davanti al vaso nel quale  - per magia – sono comparsi i filamenti bianchi  e lattiginosi  che formano la “barca di san Pietro”.
“Mamma è arrivato il veliero!”
“E’ vero! Guarda quante vele”
“Mamma, per chi è questo veliero?”
“E’ la barca di san Pietro”
“No mamma, una vela è di san Pietro e l’altra è mia... adesso andiamo che mi scappa la pipì!”


Note a pie’ di pagine
Per la barca di san Pietro, che va preparata la sera del 28 giugno occorrono:
- 1 chiara d’uovo
- 1 fiasco senza paglia o, in mancanza, un vaso di vetro trasparente, piuttosto panciuto
Si riempie d’acqua fino a poco più di metà il vaso e  vi si  versa piano la chiara d’uovo
Si pone il vaso sotto una pianta e lo si lascia all’aperto tutta la notte  perchè prenda la rugiada
Durante la notte la chiara crea dei filamenti che hanno vagamente la forma di una barca con le vele, che prende il nome di “barca di san Pietro”.
Se la barca è venuta bene l’annata sarà fortunata.

Questa usanza  mi è stata insegnata da mia suocera, sulla base dei suoi ricordi di bambina; la prima volta, anni fa, la barca è venuta benissimo, ma il mio “raccolto” non c’è stato.
Anche quest’anno  il veliero dispiega le sue vele : come sarà il futuro?