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domenica 8 maggio 2016

Di feste, fiori e regali....

Nell'arco di poco più di un mese  per me ricorrono  - nell'ordine - onomastico, anniversario di matrimonio, compleanno e festa della mamma....
Quest'anno gli uomini di casa Fiordisambuco sono stati sordi alle mie rimostranze e  hanno organizzato, per lo scorso fine settimana una "vacanza premio"  con meta a sorpresa..... durante la quale, 


con il cielo azzurro

o sotto la pioggia


ci siamo persi tra ....


....... fiori di ogni colore,  


..... infinite erbe aromatiche


e sterminate distese di meli in fiore



E qui sotto ci sarebbe stata bene una bella torta di mele, ma quella che ho preparato ieri, per la festa della mamma, è tutta da rivedere: sbagliate le mele (che non si sono cotte), sbagliata la pasta della base (troppo elastica e assolutamente non friabile)...
Perciò, niente dolce per oggi, ma la torta salata che mi ha fatto compagnia in settimana durante i miei pasti solitari in ufficio.

Torta salata alle barbe di frate


Ingredienti


una porzione di pasta brisée
2 mazzetti di barbe di frate ("agretti" per chi è più fine o non lombardo)
1 uovo
150 grammi di robiola fresca di capra
2/3 cucchiai di grana
1 spicchio di aglio
sale e olioextravergine di oliva q.b.

Procedimento
Con santa (e tanta) pazienza mondare le barbe di frate, eliminando le radici terrose e le parti da  scartare; lavare accuratamente  in modo che non ci sia più terra (occorrono più lavaggi....);  cuocere le barbe in una padella ampia con un cucchiaio di olio, l'aglio e due pizzichi di sale (prima con il coperchio e poi senza, per farle asciugare).


Stendere la pasta brisée nella tortiera già rivestita di carta forno; disporre sulla pasta le barbe di frate ben asciutte e intiepidite, eliminando l'aglio; mescolare la robiola di capra con l'uovo, il grana e aggiustare di sale. Cospargere la crema sugli agretti in modo uniforme e ripiegare il bordo di pasta.
Cuocere in forno già caldo a 220° per una mezz'ora o fino a che la superficie della torta si è scurita, senza bruciarsi e i bordi sono ben dorati.


E' buona sia calda che fredda, per un pasto veloce in ufficio. 

Nota a piè di pagina n. 1: tutti e due gli uomini di casa hanno mantenuto la consegna del silenzio più assoluto.... ho scoperto la meta man mano, lungo la strada, di fronte a bivi che portavano qui e non là, restringendo il campo. Quindi la meta è ....

Nota a piè di pagina n. 2: gli agretti o barbe di frate qui piacciono molto, per il loro sapore pungente che secondo me si sposa bene con la lieve acidità del formaggio di capra.

Nota a piè di pagina n. 3: 
Buona Festa della Mamma a tutte !
anche a lei, 


 una femmina di codirosso, che ha nidificato nella casetta-nido 
sulla facciata sud di casa Fiordisambuco

venerdì 20 marzo 2015

MTC n. 46 - Una pasta brisée "con" invece che "senza"

A.  e  io siamo amiche da quasi 20 anni, da una  giornata piovosa di un ottobre lontano in cui una scossa di terremoto in Emilia,  avvertita fino a qui ci aveva reso un po' tremanti e ci aveva fatto preferire al pasto frettoloso consumato in solitudine,  ciascuna alla propria scrivania, una tazza di té nel meno peggio tra i bar della zona del nostro ufficio.
Abbiamo poi condiviso le più gioiose tra le notizie che due donne si possono scambiare e le più tristi e devastanti; abbiamo partecipato a matrimoni, battesimi e funerali; ci siamo allargate nel giro vita e  in  famiglia (lei più di me sotto questo ultimo profilo); abbiamo ricamato fiocchi nascita ed accappatoi destinati ai “nipotini acquisiti” (io più di lei perchè ora della fine la Pulce è rimasto figlio unico),  ci siamo regalate frivolezze che da sole non ci saremmo mai comprate, ci siamo prestate libri  e abbiamo sognato casali toscani e piccole pasticcerie (e poi siamo rimaste fare il nostro lavoro e ad abitare  ciascuna nel proprio paesello),  ci siamo scambiate - nei momenti di tristezza - ricette in cui la panna o il cioccolato erano gli ingredienti principali e altre - destinate a una fantomatica dieta -  in cui  gli avverbi  principali erano “senza” e “poco”: cotolette alla milanese senza frittura (!!), pasta frolla con poco burro, canditi senza zucchero (ma con il miele)  e un’improbabile pasta brisèe senza uova e senza burro; o meglio una pasta brisèe in cui il burro è sostituito dalla ricotta; o - meglio ancora - una pasta che può sostituire  la brisèe come guscio per le torte salate.
E una pasta che non rimane è friabile, ma - al contrario - è un po’ elastica e gommosa; è commestibile indubbiamente e la si può  utilizzare senza problemi per il guscio di torte salate destinate al consumo casalingo, ma  che si fa rossa di vergogna al cospetto della  pasta brisèe  di Michel Roux,  una pasta "con" , protagonista assoluta dell'MTC n. 46 e che ho usato per questa quiche, in formato monoporzione.

Quiche al timo e buche de chevre

INGREDIENTI
(per una decina di  tortine)


PER LA PASTA
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
Un pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo

PER IL RIPIENO
2 tuorli
125 g di panna fresca
1 pizzico di sale
1 cucchaino colmo di timo (secco)
200 g di buche de chevre (tagliato a rondelle o sbriciolato)

PER L'INSALATA DI ACCOMPAGNAMENTO
valeriana
cubetti di mela 
qualche gheriglio di noce spezzettato
olio extravergine, aceto balsamico e sale

PROCEDIMENTO
 
Per la preparazione della pasta ho seguito passo passo le istruzioni di Flavia che sono inequivocabilmente chiare e  precise.
Ho versato la farina a fontana sul piano di lavoro, mettendo al  centro il burro a dadini , il sale, lo zucchero e l’uovo; li ho poi  mescolati, lavorandoli  con la punta delle dita ed incorporando a poco a poco la farina,  fino ad avere un impasto grumoso. Ho aggiunto quindi il latte, non però tutto in un colpo perchè l'impasto mi sembrava già morbido (credo dipenda da quanto è grosso l'uovo usato), amalgamandolo  con la punta delle dita finché l'impasto ha cominciato a stare insieme.A questo punto  ho lavorato la pasta fino a che è diventata liscia ed omogenea e   l'ho lasciata riposare in frigorifero, avvolta nella pellicola.
Ho quindi  steso la pasta sul piano (ahimè non di marmo!), infarinato come il mattarello. Ho scelto, dato il tipo di ripieno e di guarnizione che avevo in mente, di preparare  delle piccole quiches e ho pertanto tagliato la pasta in dischi della dimensione adatta e, con pazienza, ho foderato  ciascuno stampino, facendo ben aderire la pasta, premendo con le dita e creando un bordo abbastanza alto e ho fatto riposare in frigorifero per una ventina di minuti.
Dopo aver bucherellato il fondo di ciascuna  tortina con una forchetta, ho  infornato prima per la cottura in bianco (cerchietto di carta da forno e legumi secchi - un quarto d'ora circa a 190°) poi senza  pesi e  carta per far asciugare e dorare la pasta, che in questo modo rimane friabile e non diventa umida e molle per effetto del ripieno.
Ho lasciato raffreddare i gusci di pasta e li ho quindi riempiti con la crema ottenuta mescolando 2 tuorli, 125 grammi di panna fresca leggermente montata, sale e un'abbondante presa di timo; ho rimesso in forno a 180° per un quarto d'ora fino a che il ripieno si è solidificato; sopra ciascuna tortina ho quindi appoggiato un disco di buche de chevre e ho passato un attimo sotto il grill in modo che il formaggio iniziasse a fondere, colorendosi appena.
Ho servito le tortine con una piccola insalata di valeriana, cubetti di mela (ho scelto una granny smith perchè è acidula e fa da contrasto al formaggio di capra) e gherigli di noce  spezzettati, condita con olio extravergine di oliva e aceto balsamico.

 Con questa ricetta rientro in gioco e  partecipo - ovviamente - all'MTC n. 46


 Nota a piè di pagina n. 1: maledizione a me quando ho scelto di preparare  delle tortine monoporzione:ci si mette decisamente meno tempo a rivestire una tortiera grande che tanti stampini piccoli, operazione per cui è richiesta un buona dose di pazienza che non è la mia principale virtù e fotografare la fetta microscopica non è cosa per me....


Nota a piè di pagina n. 2: l'abbinamento dei sapori nasce da uno spuntino assaggiato tanto tempo fa in Francia; allora però la base su cui era appoggiato il formaggio era una più rustica fetta di pane grigliato e condito con olio, servita però ugualmente con la valeriana, ma senza mela. E in quella versione più rustica avevo intenzione di servirla  ad A., una sera, come antipasto. Peccato che le chiacchiere tra amiche abbiano in quell'occasione preso il sopravvento e il formaggio invece che appena dorato sia diventato molto abbronzato (e ovviamente immangiabile...). In ogni , comunque, invece che appoggiare una "rondella" sulla tortina si può   sbriciolare il formaggio sulla tortina stessa.

Nota a piè di pagina n. 3:  avevo già preparato una brisèe simile seguendo le indicazioni del libro "Délicieuses tartes sucreées et salées" di Maxine Clark  (2 tuorli e acqua fredda invece che il latte) da cui prendo spesso spunto  (e anche lì c'è una ricetta che usa il formaggio di capra, abbinato però ai porri  e a una salsa di basilico e noci)


 

venerdì 12 settembre 2014

Fatti i compiti?


Vai, sorridi amore, vai!
so che mi sorprenderai.
Vai, con questa canzonetta
metti il cuore in bicicletta
e in fondo al mondo la felicità.
Vai, Ciao! Sei bello come un re!
Ciao, sorridi prendi il volo
e se un giorno sei solo
non ti scordar di me.

Roberto Benigni


In questa strana estate, con poco sole e poche ferie, la Pulce ha eseguito, tra capricci, minacce e lusinghe,  tutti i compiti delle vacanze; ha letto (con piacere) i librettini che la maestra ha consegnato al termine della scuola, ha persino fatto qualche disegno di sua spontanea volontà, colorandolo decentemente.
E io mi sono sentita una mamma scrupolosa e attenta.
Ma oggi, primo giorno di un nuovo anno scolastico tutto da scoprire, mentre aspettavo all'uscita dalla scuola,  la mia convinzione di aver fatto tutto quello che dovevo è crollata miseramente di fronte alle altre mamme: chi ha tenuto allenato il proprio figlio con dettati quasi quotidiani, chi ha comprato altri eserciziari più approfonditi, chi ha affidato un ripasso generale alla nonna, maestra in pensione, chi ha preparato il neo alunno di seconda alle prime imminenti verifiche (prove di ingresso).
Io - che mi sono sentita  una madre sciagurata - sono stata zitta zitta, col mio solito sorriso ebete stampato sulla faccia: forse non ho capito qualcosa, mi sa che sono meglio in cucina che a scuola....
In bocca al lupo, Pulce.....


TORTA SALATA CON I POMODORINI

Ingredienti

un rotolo di pasta sfoglia
una ventina di pomodorini pizzutelli (devono coprire tutta la sfoglia)
200 grammi di caprini freschi
20 grammi di parmigiano grattuggiato
20 grammi di pecorino grattuggiato
una cucchiaiata abbondante di erbe eromatiche miste tritate
olio

Procedimento

Tritare finemente le erbe aromatiche e mescolarle ai caprini (tenere da parte una cucchiata di caprino  non condito), insieme ai formaggi grattuggiati, amalgamando con un filo d'olio, fino ad ottenere un impasto cremoso.
Lavare i pomodorini, tagliarli a metà e svuotarli, eliminando i semi.
Stendere il rotolo di pasta sfoglia su una teglia rivestita di carta da forno; spalmare il disco di pasta con la cucchiaiata di caprino non condito tenuta da parte prima. Riempire i mezzi pomodorini con la crema di formaggi e disporli ordinatamente, con la parte tagliata verso il basso, sulla sfoglia, coprendola tutta, ma lasciando un bordo intorno di circa 1 cm. Arrotolare il bordo e ripiegarlo, facendolo aderire ai pomodori. Cospargere con un pizzico di origano e informare a 220° per 20 minuti, poi proseguire la cottura per un altro quarto d'ora, abbassando la temperatura a 200° (il bordo deve essere ben dorato e i pomodorini "appassiti"). Sfornare, lasciar riposare cinque minuti e servire calda. 


Nota a piè di pagina n. 1: non tragga in inganno la foto in apertura: è stata l'unica giornata (su sette) in cui siamo riusciti a vedere le montagne ...












domenica 28 luglio 2013

Provenza casalinga




 Fino all’anno scorso, la domanda di mio marito, in questo periodo, era sempre la stessa: "Che cosa vuoi fare della lavanda, quest'anno" ? E sempre la stessa era la mia risposta “La tagli, la leghi a mazzi, li avvolgi nella carta e li appendiamo alla trave in solaio ad essiccare e poi... poi quando avrò tempo, la sgranerò e la metterò nei sacchettini per la biancheria.....”
Ogni anno, nessun commento al mio ordine, ma un sorrisino ironico  e un’occhiata sbieca da parte dell’obbediente marito, perchè, una volta essiccata la lavanda, io mi sono sempre dimenticata  di sgranarla e –  non ridete ! - è sempre toccato a lui farlo, pur di liberare il solaio dai mazzetti penzolanti. Messa di fronte al fatto compiuto della lavanda sgranata, non mi sono invece mai sottratta al compito di riempire i sacchettini: alcuni ricamati che risalgono ai tempi antichi, altri confezionati utilizzando imparaticci e primi esperimenti di ricamo, altri ancora cuciti da mia madre usando la stoffa delle fasce da neonato dei tempi che furono.
Ma quest’anno non ci saranno mazzi di lavanda appesi in solaio, nè spighe profumate da sgranare perchè un vento impetuoso, lo scorso febbraio,  ha sradicato il rigoglioso cespuglio, animato in estate dal costante brusio delle api, che era la versione casalinga e mignon dei meravigliosi  campi di lavanda della Drôme provenzale, tra i quali abbiamo navigato nel torrido inizio del luglio  2006, ospiti di  Madame DD.
Madame,  amica di famiglia, insegnante di italiano, appassionata  lettrice delle avventure del Commissario Montalbano, innamorata dell'Italia dove ogni anno si concede, con il marito, un paio di viaggi alla scoperta di tesori spesso sconosciuti ai turisti,  nonchè fortunata padrona di una splendida villa nella campagna provenzale  - una di quelle ville in pietra chiara, con  persiane azzurre,  pergolato ombreggiato e fresco sotto cui pranzare -  non vince però medaglie come cuoca, privilegiando piatti semplici  che le consentono di avere a tavola, senza  troppo spadellare,  la numerosa schiera di figli e nipoti, dei quali lei stessa dice di aver quasi perso il conto o gli amici, compresi quelli in arrivo dall'Italia, che la trovano sempre disponibile ed ospitale.
In compenso Madame aveva  regalato a mia madre un libro di cucina, che io, giovane sposa al momento del regalo, ho requisito, prima per il piacere di guardare le immagini, e, poi,  alla ricerca di idee nuove, come questa:

TORTA SALATA ALLE MELANZANE E AI POMODORI
(di seguito la mia versioneovviamente alleggerita rispetto a  quella originale, che riporto più sotto)

 Ingredienti

per la pasta
250 grammi di farina bianca
80 grammi di ricotta
60 grammi di burro
acqua ghiacciata
sale

per il ripieno di melanzane
2 melanzane rotonde
(ma come vedete dalle immagini, se ne avete anche di altro tipo, vanno bene lo stesso,
basta che siano "polpose")
2 di spicchi d'aglio
2 cucchiai di olio
qualche rametto di timo o di origano
1 uovo
2 cucchiai di grana grattuggiato
250 grammi di ricotta (circa)
sale

per i pomodori
una ventina  di ciliegini abbastanza grossi
timo e/o origano
uno o due  spicchio di aglio
2 cucchiai di olio

Procedimento

Preparare la pasta secondo la ricetta della pasta brisè: questa è ovviamente un po' più magra e l'involucro della torta salata sarà  un po' meno friabile e un po' più gommoso.
Mentre la pasta riposa (se avete tempo di lasciarla riposare, altrimenti organizzate il lavoro come meglio vi pare), lavare le melanzane, togliere il "cappellino" e tagliarle a metà nel senso della lunghezza.Spennellare con un po' di olio la superficie di ciascuna metà melanzana ed inciderla  in modo da formare una griglia a losanghe, inserire i rametti di timo e di origano  e l'aglio tagliato a fettine (procedimento più rapido di quello previsto dalla ricetta e ispirato da Sabrine). Mettere le mezze melanzane in una pirofila rivestita di carta da forno con un cucchiaio di acqua e infornare a 200° fino a che non saranno diventate morbide.
In una ciotolina mescolare un paio di cucchiai di olio, sale e lo spicchio d'aglio tagliato a fettine; lavare e tagliare a metà i pomodorini, disporli in una piccola pirofila con la polpa verso il basso, condirli con l'olio e l'aglio preparati prima, sale e le erbe aromatiche e metterli in forno, dove già stanno cuocendo le melanzane, per una mezz'ora, facendo attenzione che non si brucino.
Quando le melanzane sono morbide, eliminare i rametti di timo, l'aglio e sbucciarle e passare la polpa con il triatatutto fino ad ottenere una purea omogenea. Se la polpa risulta troppo bagnata la si può eventualemnte far asciugare un po'  con un rapido passaggio in padella. Quando la purea di melanzana è raffreddata unire la ricotta , l'uovo, un paio di cucchiai di grana e aggiustare eventualmente di sale.

Stendere la pasta e rivestire la teglia (di solito io ne uso una quadrata) spennellata di olio e cosparsa di pane grattuggiato. Versare nel "guscio"  il ripieno di melanzana , livellarlo bene e riepiegare i bordi della pasta e informare a 200° per un buon tre quarti d'ora o comunque fino a che i bordi della torta sono ben coloriti.
Infilzare i  mezzi pomodorini con uno stuzzicadenti e disporli ordinatamente sulla torta. Tagliare a riquadri e servire tiepida.



 Ecco cosa prevede la ricetta originale:
- pasta brisè con 175 grammi di farina, 75 grammi di burro, 1 tuorlo d'uovo ed insaporita con  60 grammi di gruviera grattuggiato,  mezzo cucchiaino da caffè  di paprika doce (sconosciuta nella mia cucina) e  mezzo cucchiaino da caffè di senape (che mio marito non ama); il guscio  di pasta viene cotto in bianco
-ripieno di melanzane:  niente ricotta, ma  3 uova (!), mezzo cucchiaino da caffè di paprika dolce,  e mezzo cucchiaio di origano secco; le melanzane  devono esser bucherellate con una forchetta e fatte cuocere prima in forno per 45 minuti e poi, tagliate in pezzi, nel microonde per una decina di minuti (strumento irreperibile nella mia cucina low-tech). Tutti gli altri ingredienti o (aglio, paprika etc) sono frullati nel ripieno.
-  pomodori: cottura in forno per 2 ore a 160° (francamente mi sembrano un po' troppe!!)


Nota a piè di pagina n. 1 : Il libro è "Délicieuses tartes sucrées et salées" di Maxine Clark, lo stesso da cui viene quest'altra torta salata.

Nota a piè di pagina n. 2: perchè 250 grammi di farina contro i 175 della ricetta? perchè è la dose giusta per la mia tortiera quadrata . Perchè 250 grammi circa di ricotta? perchè ho trovato una ricotta non troppo bagnata  venduta in confezioni "a peso" tra i 300 e i 350 grammi. Quindi la ricotta che avanza dalla preparazione della pasta, finisce nel ripieno.

Nota a piè di pagina n. 3: Ora, lo so he una una ricetta così fa spavento in questi giorni di temperature torride che a me ricordano proprio quelle dell'inizio luglio 2006  (la villa di Madame però è corredata di piscina...), ma, in realtà, la torta è stata infornata la scorsa settimana, quando accendere il forno anche dopo l'alba era cosa possibile.

Nota a piè di pagina n. 4:  la piccola piantina di lavanda che ho comprato, ha prodotto qualche spighettina rachitica, insufficiente sia per i sacchettini profumati, sia per sperimentare un paio di ricette che mi incuriosiscono, lette  qui e qui da Michela, la quale  a sua volta ha preso ispirazione da Sabrine (qui e qui ). E tanto più curiosa perchè anni fa una carissima amica mi ha portato proprio dalle sue vacanze provenzali un miele alla lavanda che non sono riuscita a usare in nessun modo perchè mi sembrava di avere in bocca una scaglia di una saponetta  profumata ....






lunedì 24 giugno 2013

Lucciole e lanterne

Sabato sera il cielo era illuminato da una luna immensa che sembrava possibile toccare semplicemente allungando il braccio;  noi ci siamo concessi una serata speciale e, vestiti per l'occasione, siamo usciti per una cena a lume di candela .....
Un post romantico? un consiglio per un nuovo ristorante sul lago? ma no! che cosa avete capito? state prendendo lucciole per lanterne!
Abbiamo cenato letteralmente all'aperto, nei prati sopra V.,  tra le risate  dei bambini che inseguivano le prime lucciole tra gli alberi e che si sono zittiti di fronte allo spettacolo del bosco inghirlandato da una miriade di lucine.

Il tempo da dedicare all'allestimento del picnic è stato poco, perchè - come sempre ormai - qui si decide all'ultimo momento, ma la torta di zucchine è rapida da preparare.
La ricetta, che in  casa nostra, nel corso del tempo ha subito una serie di variazioni estemporanee,  era sul retro di una confezione di pasta pronta usata da mia suocera (sfoglia o brisèe? non si sa..)  e, tra gli ingredienti figurava anche un uovo di cui però ci siamo dimenticaticati la modalità di utilizzo (amalgamato al formaggio o semplicemente usato per spennellare il bordo della pasta e renderlo dorato? non si sa ....)
Comunque sia, ecco la mia versione della

TORTA DI ZUCCHINE AL PROFUMO DI  LIMONE

per la pasta  
(simil brisèe)
(in questo caso)
200 grammi di farina
80 grammi di burro freddo, tagliato a dadini
un pizzico di sale
acqua freddissima q.b.

per il ripieno
3 o 4 zucchine non troppo grosse (sono l'ideale le zucchinette novelle, piccine, tenerissime.......)
 la scorza grattuggiata di un limone non trattato
qualche filo di erba cipollina
100 grammi di caprino (o di crescenza)
Olio extravergine
sale

Lavare e spuntare le zucchine e tagliarle  a rondelle sottilissime (con che cosa? fate voi...).
Condirle in una ciotola con un filo d'olio, l'erba cipollina spezzettata e la scorza del limone grattuggiata.
Mentre le zucchine si insaporiscono, preparare la pasta, che io - non avendo certezze su quale base fosse richiesta dalla ricetta, vario a seconda del tempo a disposizione (per intenderci, viene benissimo anche come focaccia, con la pasta del pane). Questa volta, visto il poco tempo disponibile ho optato per questa pasta che è una sorta di brisèe rapida
In una ciotola impastare farina, sale e burro fino ad ottenere un composto (si fa per dire perchè tutto è tranne che un "composto" ) sbriciolato; aggiungere un paio di cucchiai di acqua gelata e impastare rapidamente, aggiungendo eventualmente dell'altra acqua (con cautela!), fino ad ottenere un impasto sodo e abbastanza elastico (che andrebbe lascito riposare).
Stendere l'impasto in in teglia rivestita di carta da forno. Spalmare sulla pasta il formaggio e  ricoprire con le zucchine. Salare leggermente e infornare a 200° per una mezz'ora.
Servire fredda o tipieda.


Nota a piè di pagina n. 1: per la luna enorme e le lucciole nel bosco dovete credermi sulla parola; la mia macchina fotografica a pedali non fa miracoli!

Nota a piè di pagina n. 2: la passeggiata con lucciolata è diventata quasi un appuntamento fisso delle nostre estati casalinghe, ma la prima volta che in ufficio ho avuto l'ingenuità di dire "ieri sera siamo andati a vedere le lucciole", qualcuno mi ha guardato con gli occhi sbarrati e  i commenti dei miei colleghi (uomini) sono stati irrriferibili.

Nota a piè di pagina n. 3:  la torta dovrebbe avere un bel bordo di pasta dorato e friabile, ma tutto il necessario per il pic nic -  altre vivande, bibite, stoviglie e l'indispensabile lanterna di un famoso negozio svedese -  è stato trasportato nel capace zaino del signor Darcy. Per questo ho scelto di prepararla  in una teglia di alluminio che ha però un diametro maggiore di quella di porcellana che uso di solito: la pasta non  è quindi stata sufficiente per il bordo di cui sopra ....fate conto che ci sia!

 



sabato 21 gennaio 2012

quelle cose che han sì dolce malìa, che parlano d'amor, di primavere, di sogni e di chimere....

I primi tempi qualcuno era rimasto piuttosto sconcertato che il mio signor Darcy  uscisse con me, sì proprio con la gelida, altezzosa, insipida, strana, complicata e incontentabile C.
E io ho sempre fatto fatica a far capire che  la mia freddezza è solo desiderio di riservatezza, che  quella che viene presa per "puzza sotto il naso" è in realtà solo timidezza, che la mia insipidezza è  amore  e passione per cose diverse, che il fatto che io non abbia mai frequentato il bar del paese  e  mi piacciano invece “quelle cose che han sì dolce malìa, che parlano d'amor, di primavere, di sogni e di chimere, quelle cose che han nome poesia... “ non comporti necessariamente che io sia  antipatica o così chiusa da non poter essere amica.
Incontentabile  lo sono  nel senso che  detesto le cose raffazzonate, stiracchiate, mal fatte per pigrizia e scarso interesse, perchè non piace fermarmi in superficie, perchè  non mi "accontento" del mio piccolo nido  e so che fuori dalla mia finestra c'è un mondo intero che mi piace conoscere, alla ricerca di bellezza di cui far scorta  come riserva  e risorsa per i momenti difficili.
Ma so anche che per riempire gli occhi e il cuore di meraviglie non è necessario andare lontano. 
Mio marito ha colto nel segno lo scorso fine settimana: “ Non ti potrai lamentare  - mi ha detto scherzando  domenica sera  - Questo fine settimana hai fatto spese, hai visto un film e siamo pure andanti fare una passeggiata: che cosa vuoi di più?"
Per la precisione: le spese erano  state in realtà la spesa mensile al supermercato, il film – rigorosamente   in DVD  - è di qualche anno fa e la passeggiata è stata un giro nei boschi dietro casa con la Pulce, alla scoperta di orme, foglie secche e brina.
Ma a me è  bastato: al supermercato mi sono comprata  un bouquet di carciofi e un fiammante mazzo di tulipani; il film, con ago, filo e ricamo in mano, era un lusso che da tempo non mi permettevo; la passeggiata è stata un’occasione per essere famiglia, per ascoltare le chiacchiere della Pulce, per godere - immersa nell’aria fredda e tersa - del paesaggio che ho sotto gli occhi ogni giorno e che sembra sempre identico e invece muta al variare della luce  e della stagione, per recuperare slancio e ricostruire armonia.

E poi mentre il marito si dedicava ai lavori da boscaiolo e la Pulce, con amico al seguito, costruiva per l’ennesima volta la ferrovia, ho cucinato, con calma, una torta salata con i carciofi, ai quali,  forse, assomiglio più di quel che pensavo.

TORTA DI CARCIOFI

Ingredienti

Un rotolo di pasta sfoglia
6-8 carciofi
100 g di prosciutto cotto
150 g di fontina
6 uova (oppure 3 uova e 250 grammi di ricotta)
100 grammi di grana grattuggiato
olio
sale
aglio


Procedimento
Pulire i carciofi togliendo le foglie più dure e la parte con le spine; tagliarli a metà ed eliminare il fieno interno.
Cuocere i carciofi tagliati a metà o in quarti in una padella ampia con olio e uno spicchio di aglio, bagnandoli con un po' di brodo di dado e salandoli poco.
Nel frattempo tagliare il prosciutto a striscioline e la fontima a cubetti. In una terrina capiente sbattere le uova (la ricetta originaria prevede 6 uova; io per avere comunque volume per il ripieno, riduco  il numero delle uova e aggungo la ricotta), con  grana e un pizzico di sale; unire i cubetti di fontina e le striscioline di ricotta.
Rivestire una teglia rotonda con la carta forno (oppure ungerla e  cospargerla  di pan grattato) e stendervi la pasta sfoglia, facendo in modo da avere un bordo piuttosto alto. Disporre i carciofi cotti (senza l'intingolo di cottura) sulla pasta e versare sopra il ripieno, livellandolo bene. Arrotolare il bordo di pasta.. Cuocere a forno medio per circa un'ora o comunque fino a che il ripieno è ben asciutto.Servire caldo.


Nota a piè di pagina n.1: questa ricetta era uno dei cavalli di battaglia di mia madre che la serviva anche come antipasto o, tagliata a quadretti, tra gli aperitivi (in questo caso è meglio usare una teglia rettangolare).

Nota a piè di pagina n. 2Per amor di verità.... chi mi considera un po’ strana ha ragione: mentre  cucino ascolto musica   e - ahimè  – di solito mi fanno compagnia tragiche eroine d’opera, romantiche sonate o raffinate melodie mozartiane ..... fatevi coraggio ed entrate in cucina lo stesso: se non vi va,  spegniamo e chiacchieriamo!

lunedì 6 giugno 2011

...il pleut ....


Un ponte del due giugno trascorso in casa, tranquilla, con i due grandi amori della mia vita, per apprezzare quello che ho e accettare piano piano il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato....
Un ponte del due giugno grigio, grondante di pioggia, durante il quale, almeno in cucina, ho cercato di creare un po' di anticipo d'estate con il profumo delle erbe aromatiche e con il colore dei pomodori.
Anni fa, Madame D., un'amica francese, ha regalato a mia madre un bellissimo libro dedicato alle torte dolci e salate: nel giro di poco tempo il libro è finito nelle mie mani e lo sfoglio spesso, se non altro per le splendide fotografie. Ho provato più di uno dei dolci proposti, mentre tra le torte salate quella che mi ha conquistato è la torta con erbe aromatiche, pomodorini e feta, presentata nel libro sotto forma di  tortine monoporzione.
Le ricette sono rigorosamente scritte in francese, che io - altrettanto rigorosamente - non parlo: mi ingegno con una traduzione "un tant al toc" (un tanto al pezzo), mettendo a frutto la conoscenza del latino, del dialetto lombardo e ... l'intuizione (con questi tre strumenti, durante il viaggio di nozze, a zonzo per la Provenza, elaboravo per mio marito delle azzardate traduzioni degli articoli di sport dei quotidiani francesi).
Devo precisare che, per forza di cose, anche gli ingredienti vengono "tradotti", o meglio adattati, per cercare un equivalente nei supermercati italiani e per alleggerire le ricette che spesso prevedono l’uso di abbondante panna.

TORTA SALATA ALLE ERBE AROMATICHE, POMODORINI E FETA
(adattamento della ricetta proposta nel libro
"Délicieuses tartes sucrées et salées" di Maxine Clark)


INGREDIENTI

1 rotolo di pasta sfoglia

per il ripieno
  •          400 grammi di ricotta
  •          2 uova grosse
  •          4 cucchiai di erbe aromatiche   fresche miste           
              (erba cipollina, origano, timo, basilico .....) tritate finemente
  •          3 cucchiai di grana
  •          sale

per la guarnizione
  • 8/10 pomodorini
  • 1 spicchio d’aglio
  • origano secco
  • sale
  • 80 grammi di feta (circa), tagliata a cubetti
  • 8/10 rametti di timo

PROCEDIMENTO

In una terrina mescolare la ricotta e le uova; aggiungere il grana, le erbe aromatiche tritate e aggiustare di sale. Rivestire una tortiera (io uso una pirofila quadrata perché è più facile poi sistemare i pomodorini) con la carta da forno e stendervi la pasta sfoglia. Versarvi  il ripieno di ricotta e erbe aromatiche; tagliare la pasta in eccedenza e ripiegare il bordo. Infornare a 200° per 30 minuti (o comunque fino a che la pasta è dorata).
Tagliare a metà i pomodorini lungo l’ “equatore” e disporli in una piccola teglia girati verso l’alto; mescolare in una tazza olio, origano, aglio (se piace) e sale e irrorare i pomodorini con questo condimento; far cuocere i pomodorini in forno per circa 45’ (devono asciugarsi un po’).
Far raffreddare la torta e metterla su un piatto da portata; quando i pomodorini sono pronti, lasciarli raffreddare e disporli ordinamente sulla torta. Sopra ogni pomodorino mettere un dadino di feta e un rametto di timo.
La torta può essere tagliata a quadratini (ognuno con il suo bravo pomodorino al centro) e servita per accompagnare l’aperitivo.