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lunedì 3 luglio 2017

La volpe disse all'uva.....

Se, come sostiene la Pulce, io fossi davvero saggia, non me la prenderei e sarei capace di trovare il lato positivo della faccenda; se fossi come la volpe della favola antica direi - mentendo - che non importa e che, in fondo, preferisco così 
Invece, come una bambina capricciosa, questa volta ci sono rimasta male e mi sono immusonita...
Perchè? ecco....
Quest’anno era tutto perfettamente organizzato già da tempo: pochi giorni di mare a giugno, un mare tra terra e cielo per accontentare chi pensa che non sia estate se non c’è il mare, chi ama camminare e chi non ama la vita di mare e poi, a metà luglio, visto che la situazione lavorativa del sig. Darcy, dopo anni in cui tutto era deciso all’ultimo momento, è rientrata nei binari della normalità e consente di programmare le ferie, dieci giorni tra le Dolomiti, con un panorama mozzafiato tutto nuovo, escursioni da scoprire e meraviglie con cui riempire gli occhi e il cuore.
Ma sono bastati pochi minuti su un campo da calcio per far saltare il legamento della caviglia sinistra del sig. Darcy,  i programmi, le ferie, i progetti  e –anche i nervi ….
Certo, nulla di grave e  di irrimediabile, non è morto nessuno e siamo ancora tutti interi, le Dolomiti sono sempre là  e i sentieri della Liguria tra cielo e mare  pure però…. però …. però  sarà l’eta per cui strani pensieri iniziano a frullarmi nella testa, saranno le preoccupazioni accumulate tra la scorsa estate e questa, sarà che mille incombenze e  altrettanti doveri  passano sempre prepotentemente davanti ai desideri, ma questa volta ho faticato  a fare  buon viso a cattiva sorte e  a rinunciare a quei pochi giorni di paradiso 
Come dite? 
Che il panorama qui è comunque invidiabile? Certo, è vero anche quello. 
Che possiamo rimandare? Indubbiamente, ma all’estate del prossimo anno, visto che ad agosto il sig. Darcy sarà a  casa, ma  io no…
Che le vacanze sono belle anche a casa? Di sicuro, ma se c’è la libertà di fare quello che si desidera...
Che bisogna accontentarsi? Sì , però…..uffa, non è che volessimo chissà che cosa….

E quindi? E quindi un respiro profondo, qualche parolaccia, ….. e accontentiamoci di tre giorni di un mare  poco panoramico,  di un'estate su un terrazzo molto panoramico,  di un piatto colorato  e profumato non di cannella o di composta di mirtilli rossi, ma delle erbe aromatiche che quest'anno prosperano

PASTA D'ESTATE


Ingredienti
(per 2 persone)
10 /15 pomodorini maturi ma sodi
un mazzetto di erbe aromatiche (origano, timo, timo limone, basilico, erba cipollina....)
3 cucchiai di pecorino romano stagionato
olio extravergine di oliva

Procedimento

Portare a bollore l'acqua della pasta, e, nel frattempo preparare il condimento.
Pulire e lavare i pomodorini, tagliarli in quarti  e eliminare i semi; scaldare un paio di cucchiai di olio in una padella, unire i pomodorini tagliati e farli saltare per una decina di minuti: devono ammorbidirsi senza disfarsi. Aggiustare di sale e lasciar intepidire.
Lavare le erbe aromatiche e tritare grossolanamente tutte le foglioline con la mezzaluna (più o meno deve venire un paio di cucchiai di trito).


Unire il trito ai pomodorini in padella; tenere da parte una cucchiaiata abbondante di condimento.

Cuocere la pasta al dente, scolarla  e buttarla in padella; far saltare velocemente per condire bene con un cucchiaio di olio-
Servire ben caldo con i pomodorini tenuti da parte e una spolverata di pecorino a scagliette.


Nota a piè di pagina n. 1: si può aggiungere uno spicchio d'aglio ai pomodorini per un sapore più deciso

Nota a piè di pagina n. 2:  il sig. Darcy è arrabbiato (eufemismo..) più di me perchè, oltre a tutto il resto,  aveva in programma un paio di ferrate alle quali faceva la corte da più tempo che a me..

venerdì 13 gennaio 2017

Ho trovato il tempo


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler

Questa poesia, se avessi avuto tempo di scriverlo, sarebbe stato il mio post di inizio anno e questo è l'augurio  che  ho fatto  a me stessa.
E questa sera, per la prima volta da tanto, con un pizzico di follia, il tempo l'ho trovato: per scrivere, ma - ancora prima - per guardare le stelle.
Sarebbe stato più saggio stirare, visto che la montagna di panni asciutti ha raggiunto un'altezza di tutto rispetto  che giustificherebbe - se potesse vederla - i dubbi di mia madre sulle mie doti domestiche; sarebbe stato più importante dedicarmi al regalo per il "genetliaco del re" che incombe, sarebbe stato doveroso inscatolare le decorazioni natalizie che, smontati albero, presepio, addobbi e ghirlande, alloggiano ancora provvisoriamente in vari cesti....
Sarebbe stato, appunto.... ma di fronte alla nevicata che  ci ha colti quasi di sorpresa, non abbiamo saputo resistere e, senza badare alla  montagna di panni, al compleanno che si avvicina, alle decorazioni ancora senza fissa dimora, riordinata la cucina quel tanto che era necessario per sentirmi a posto con la coscienza, ho seguito la Pulce e il sig. Darcy con gli scarponi ai piedi.
E ho trovato tempo per guardare le stelle.....


E la ricetta?
Pesco dalla miriade di foto quelle di una non ricetta, un capriccio dei tempi che furono: sarebbe stata perfetta stasera, ma il tempo per la polenta proprio non c'era.....

POLENTA E LATTE



Preparare la polenta che accompagnerà brasato o ossibuchi o spezzatino o quel che volete (io la preferisco con la farina bramata, piuttosto rustica).
Rovesciarla sulla tafferia  e, quando è ancora caldissima, tuffare 2 o 3 cucchiaiate di polenta in una tazza di latte freddo (non gelato). Zuccherare a piacere e mangiare subito.

Nota a piè di pagina n. 1: chi abbiamo trovato in giro per il paese? nessuno.... porte e finestre già chiuse per tutti (non sanno cosa si sono persi)


Nota a piè di pagina n. 2: il genetliaco del re è il compleanno di mio padre.

Nota a piè di pagina n, 3: ovviamente questa è una frivolezza che in casa Fiordisambuco mangiamo solo io  e il re...

giovedì 15 settembre 2016

Buona scuola a tutti!


Primo giorno di scuola: quaderni con le copertine colorate, pastelli nuovi e profumati, pennarelli di ogni sfumatura... è tutto pronto, anche la Pulce, che dopo un attimo di smarrimento, ritrova i suoi compagni e sparisce tra i tanti bambini che si raccolgono nel cortile, prima che, al suono della campanella, le maestre li richiamino per entrare a scuola.
Anch'io mi attardo, per una volta .....e ascolto,

Mamma n. 1
“Avete saputo? Non c'è più il direttore dell'anno scorso, sì... insomma, il reggente.... del resto meglio così....  considerava la nostra scuola come una succursale della sua…. Dobbiamo preservare l’identità della nostra scuola!”

(Oddio, forse mi sono persa qualcosa: siamo in via di estinzione?)

Mamma n. 2
“Ecco,è il primo giorno e la maestra B oggi già non c'è …. Non sarà mica incinta, perché sai, i bambini fanno la quarta e se cambiano metodo di insegnamento poi alle medie ….”

(Appunto, alle medie, ragazze state calme! mancano due anni…. E la maestra B l’ho vista io venerdì con il materiale scolastico…e se fosse incinta buon per lei: ad essere madri avete diritto solo voi?)

Mamma n. 3
“E sì, quest’anno il maestro, oltre ai nostri per le materie di studio, prende la prima, come insegnante  prevalente…. Ecco, così  punterà tutto sui piccoli e i nostri  saranno abbandonati …..”

(Aiuto! mi sfugge il nesso... perché mai non dovrebbe riuscire a spiegare storia geografia e scienze in quarta se insegna l’alfabeto in prima?)

Mamma n. 4
“Speriamo che ci diano subito il calendario delle festività, perché io mi devo organizzare….”

(Sarà che a me i piani saltano sempre all’ultimo momento ma io sono indecisa se scegliere come motto “  voi non sapete né il giorno né  l’ora” oppure “carpe diem, quam minimum credula postero”)

Fiordisambuco, stai calma, non farti prendere dall'ansia: è stato solo il primo giorno di scuola.....non  sai cosa ti aspetta in questo lungo anno.... Meglio far merenda!

Panini morbidi al cioccolato
(da una ricetta di "Fragole a merenda" 
di Sabrine d'Aubergine)


Ingredienti
(per una decina di panini)
350 g di farina manitoba
1 pizzico di sale
180 ml di latte
60 g di zucchero semolato
50 g di burro
2 tuorli (Sabrine ne usa 3)
una bustina di lievito di birra secco (7 g= 1 cubetto da 20 g di lievito di birra fresco)

un paio di cucchiaiate di crema al cioccolato
un paio di cucchiaiate di marmellata di albicocche
un cucchiaino di latte
granella di zucchero

Procedimento

In una ciotola ampia mescolare la farina e il sale con una frusta a mano e formare un incavo al centro con i bordi alti.
Sciogliere lo zucchero nel latte intiepidito e versare nell'incavo, aggiungere il lievito e mescolare delicatamente in modo che il liquido non si mescoli alla farina.
Sigillare con la pellicola e lasciar riposare per una ventina di minuti, in modo che si formi sulla superficie una schiuma compatta.


Nel frattempo sciogliere il burro a fuoco dolce; sbattere leggermente i tuorli; tenerne da parte due cucchiaini ed unire il resto al burro intiepidito. 
Versare il composto di burro e uovo nel cratere  di farina e mescolare con un cucchiaio incorporando tutta la farina fino a ottenere un impasto uniforme ma piuttosto appiccicoso,
Ungere con un po' di burro il piano di lavoro (che per me è il solito tagliere della polenta, degradato al ruolo di "asse di legno"), trasferirvi la palla di pasta  e coprire con una ciotola, lasciando riposare per una decina di minuti. A questo punto la massa  appiccicosa si è trasformato in un docile impasto che va lavorato per un quarto d'ora circa sbattendolo sul piano di lavoro e ripiegandolo su se stesso e poi con torciture. Al termine della lavorazione l'impasto ha una consistenza liscia e morbida.


Metterlo in una ciotola pulita e imburrata e lasciar lievitare fino a che raddoppia di volume.
Quando l'impasto è pronto, accendere il forno a 220°e preparare una teglia liscia rivestita di carta forno.


Dividere la pasta in 8/10 porzioni. Stendere ogni porzione con le mani o con un piccolo mattarello, senza schiacciare troppo; mettere al centro di ciascuna porzione o di crema al cioccolato o un po' di marmellata (per soddisfare tutti io ne ho fatti 5  con un ripieno e l'altro), piegare a metà o chiudere formando una pallina.


Appoggiare man  mano  i panini sulla teglia, spennellare con il tuorlo diluito nel latte, decorare con la granella di zucchero  e lasciar riposare una decina di minuti. Infornare e lasciar cuocere fino a che i panini sono dorati ( al massimo un quarto d'ora).


Buona merenda e buona scuola a tutti!


Nota a piè di pagina n. 1: è meglio che io porti la Pulce a scuola o con largo anticipo, così non incontro nessuno, o all’ultimo minuto così ho il pretesto del lavoro per scappare via dai crocchi di mamme che diffono il panico... però, a volte, un po' mi piacerebbe potermi fermare a chiacchierare  con qualche mamma, invece che scambiare un saluto frettoloso....

Nota a piè di pagina n. 2: sigillare bene i panini, altrimenti cioccolata e marmellata in cottura si "spantegano"  sulla teglia (ovvero si spargono) e si bruciacchiano


domenica 8 maggio 2016

Di feste, fiori e regali....

Nell'arco di poco più di un mese  per me ricorrono  - nell'ordine - onomastico, anniversario di matrimonio, compleanno e festa della mamma....
Quest'anno gli uomini di casa Fiordisambuco sono stati sordi alle mie rimostranze e  hanno organizzato, per lo scorso fine settimana una "vacanza premio"  con meta a sorpresa..... durante la quale, 


con il cielo azzurro

o sotto la pioggia


ci siamo persi tra ....


....... fiori di ogni colore,  


..... infinite erbe aromatiche


e sterminate distese di meli in fiore



E qui sotto ci sarebbe stata bene una bella torta di mele, ma quella che ho preparato ieri, per la festa della mamma, è tutta da rivedere: sbagliate le mele (che non si sono cotte), sbagliata la pasta della base (troppo elastica e assolutamente non friabile)...
Perciò, niente dolce per oggi, ma la torta salata che mi ha fatto compagnia in settimana durante i miei pasti solitari in ufficio.

Torta salata alle barbe di frate


Ingredienti


una porzione di pasta brisée
2 mazzetti di barbe di frate ("agretti" per chi è più fine o non lombardo)
1 uovo
150 grammi di robiola fresca di capra
2/3 cucchiai di grana
1 spicchio di aglio
sale e olioextravergine di oliva q.b.

Procedimento
Con santa (e tanta) pazienza mondare le barbe di frate, eliminando le radici terrose e le parti da  scartare; lavare accuratamente  in modo che non ci sia più terra (occorrono più lavaggi....);  cuocere le barbe in una padella ampia con un cucchiaio di olio, l'aglio e due pizzichi di sale (prima con il coperchio e poi senza, per farle asciugare).


Stendere la pasta brisée nella tortiera già rivestita di carta forno; disporre sulla pasta le barbe di frate ben asciutte e intiepidite, eliminando l'aglio; mescolare la robiola di capra con l'uovo, il grana e aggiustare di sale. Cospargere la crema sugli agretti in modo uniforme e ripiegare il bordo di pasta.
Cuocere in forno già caldo a 220° per una mezz'ora o fino a che la superficie della torta si è scurita, senza bruciarsi e i bordi sono ben dorati.


E' buona sia calda che fredda, per un pasto veloce in ufficio. 

Nota a piè di pagina n. 1: tutti e due gli uomini di casa hanno mantenuto la consegna del silenzio più assoluto.... ho scoperto la meta man mano, lungo la strada, di fronte a bivi che portavano qui e non là, restringendo il campo. Quindi la meta è ....

Nota a piè di pagina n. 2: gli agretti o barbe di frate qui piacciono molto, per il loro sapore pungente che secondo me si sposa bene con la lieve acidità del formaggio di capra.

Nota a piè di pagina n. 3: 
Buona Festa della Mamma a tutte !
anche a lei, 


 una femmina di codirosso, che ha nidificato nella casetta-nido 
sulla facciata sud di casa Fiordisambuco

mercoledì 6 aprile 2016

Messaggi in biscotto


Quattordici anni fa, in un sabato mattina fresco, il cielo color perla senza sole, con un bouquet di fresie e il velo di organza, ero sicuramente più giovane, più sottile e più bella.
Ero più sognatrice, più romantica, più fiduciosa nel futuro; ero meno indipendente, meno esperta, meno tollerante, meno ironica.
Ero più fresca e meno stanca; più quadrata e meno rotonda; ero più elegante e meno informale; ero più lacrimosa, ma meno capace di commuovermi; ero più rigida e meno frivola.
Sono rimasta ugualmente ingenua, permalosa, disordinata, testarda, apprensiva e facile ad infiammarmi.
Per il nostro anniversario  scrivevo  lettere e bigliettini al signor Darcy, adesso  inforno biscotti per la sua merenda in ufficio.

Frollini tutta panna

Ingredienti

250 grammi di panna fresca da montare
375 grammi di farina bianca 00
125 grammi di zucchero semolato fine
1 pizzico di sale fino

Procedimento

Mescolare rapidamente in una ciotola tutti gli ingredienti con un cucchiaio fino a che si riesce a compattare le briciole in  un'unica palla (pochissimi minuti). Sigillare la ciotola con la pellicola e far riposare in frigorifero per una mezz'ora.


Con il mattarello stendere l'impasto sul piano di lavoro infarinato ad uno spessore di 2/3 mm, ritagliare i biscotti emetterli sulla teglia ricoperta di carta da forno. Far riposare 15 minuti in frigorifero. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per una quindicina di minuti e lasciar riposare su una gratella per dolci.


E' meglio "timbrare" i biscotti dopo il passaggio in frigorifero, cercando di premere bene il  timbro, pena un messaggio "evanescente" quando si sfornano i biscotti.  


Nota a piè di pagina n. 1: I miei biscotti non sono tutti lisci, uguali, perfetti?
E' vero.... ma nemmeno questi quattordici sono stati tutti uguali, tutti lisci e perfetti....
Ci sono stati anni in cui ci siamo domandati che cosa ci sarebbe potuto capitare ancora, anni in cui abbiamo soprattutto sorriso e anni in cui abbiamo versato tutte le nostre lacrime. Anni in cui ci siamo sentiti soli e anni in cui abbiamo scoperto la ricchezza delle amicizie. Anni in cui  abbiamo temuto e anni in cui abbiamo gioito, anni in cui sono fioriti gelsomini e anni in cui non sono sbocciate margherite....

Nota a piè di pagina n. 2: la ricetta è tratta da "Fragole a merenda" di Sabrine d'Aubergine che però prepara l'impasto con il mixer (che io non ho) e consiglia di stenderlo in due rate.
La prossima volta però io aggiungerò un po' di scorza di limone...

Nota a piè di pagina n. 3: perchè proprio questa ricetta? perchè avevo in casa della panna che non sapevo bene a cosa destinare  e il sig. Darcy si meritava un pensiero dolce per oggi, ma tra l'allenamento della Pulce e il rientro serale dal lavoro, era impossibile pensare a qualcosa di più elaborato.... insomma: una volta ero più rigida ma meglio organizzata, oggi sono meno organizzata, ma più flessibile ....




mercoledì 9 dicembre 2015

Luci della città

E sì, anche i barbari come noi, quelli che - come dice il Principe mio fratello - continuano  vivere in un posto sottosviluppato, ogni tanto hanno qualche contatto con la civiltà e - complice il nonno che ha regalato alla Pulce il biglietto per "Pierino e il lupo" -  per una volta senza obblighi di orari da rispettare, siamo stati cittadini .....

...curiosi e perplessi di fronte alle storie su diavoli e santi patroni


romantici, perchè un accenno di "scighera" rende tutto più  magico e affascinante


natalizi, perchè nonostante tutto, manca poco.....



E sapete quale è il piatto preferito della Pulce, anche se l'appellativo di "Milanesa" (almeno per nascita) spetta solo a me? Questo....

RISOTTO ALLO ZAFFERANO
(meglio noto come Risotto alla milanese) 
 Ingredienti
(per 3 persone)
1 piccola cipolla
2 bicchieri di riso per risotti
brodo di carne q.b.
mezzo bicchiere di vino bianco
un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva
1 bustina di zafferano (il migliore che trovate...)
parmigiano reggiano grattugiato 
(sì lo so ci vorrebbe il midollo, ma non ce la faccio .....)

per la guarnizione 
(non ortodossa, ma tanto apprezzata dal sig. Darcy)
20 cm  di salsiccia a nastro  
 foglie di salvia grandi

Procedimento

Tritare finemente la cipolla e farla appassire adagio con burro e un po' di olio (solo burro sarebbe meglio...) fino a che diventa  trasparente;  aggiungere il riso e quando questo è traslucido sfumare con il vino bianco, mescolare e aggiungere man mano il brodo caldo, mescolando spesso, senza incoperchiare e senza far asciugare.

Nel frattempo tagliare la salsiccia in 6/9 tocchetti, avvolgerne la metà nelle foglie di salvia lavate e fissare con uno stuzzicadenti piccolo; far cuocere senza condimento (o con un filino di olio)  in un padellino antiaderente  fino a che la salsiccia è bella rosolata.

Un attimo prima che il riso sia pronto aggiustare di sale(non spappolato, mi raccomando, perchè il risotto passato di cottura è una delle cose più tristi che si possano servire in tavola) aggiungere lo zafferano sciolto in mezzo bicchiere di brodo e mescolare bene, mantenendo il risotto morbido; aggiustare di sale, mantecare con burro e grana abbondanate. 
Servire caldissimo guarnendo i piatti con la salsiccia.


Nota a piè di pagina n. 1: ovviamente questa è la mia ricetta di famiglia non quella meneghina con tutti i crismi

Nota a piè di pagina n. 2:  quante volte sono passata di fianco a quella colonna nei miei (lontani) anni da studentessa?

Nota a piè di pagina n. 3: qui essere la "Milanesa" non è sempre un complimento...la Milanesa è un po' straniera 

martedì 24 febbraio 2015

Rosso!

Quando ero (più) giovane e avevo fianchi sottili osavo  vestirmi anche di rosso.
Adesso dal mio armadio il rosso è bandito: il vestito leggerissimo con i pois bianchi chissà dove è finito,  quello di cotone, lungo e un po' campagnolo, invece ha trovato una nuova vita, sicuramente più brillante e avventurosa


E la ricetta?
La prossima volta..... in questi giorni ho cucito!

sabato 8 marzo 2014

G come ......


.......gattopardo?
.......ghepardo?
no!

g come GIAGUARO!

Nota a piè di pagina n. 1: ecco uno dei motivi per cui il tempo per cucinare è stato poco...chi cerca di smacchiare il giaguaro, chi cerca di domarlo con ago e filo!

Nota a piè di pagina n. 2: la tecnica è sempre quella del drago....

mercoledì 5 febbraio 2014

T come.......... Topinambour




Capita che mio figlio, la Pulce, si dedichi ai compiti (pochi per essere sincera) e alle prime  letture mentre io cucino e non è raro che approfitti di quei momenti per raccontarmi che cosa combina a scuola, inframmezzando i suoi racconti con le domande più bislacche.
Lo scorso sabato pomeriggio, uno di quei pomeriggi in cui la pioggia incessante non consente di fare altro che stare in casa a cucinare e ascoltare musica (si può anche stirare lo so, ma è più noioso), mentre io pulivo carciofi e tompinambour per una vellutata,  la  Pulce mi riferiva  delle sue recenti conquiste nel mondo delle lettere e delle parole.
"Mamma, sai che a scuola facciamo  il gioco delle parole?"
"Mmmh, bello ....e come si fa?"
 "Devi trovare le parole che iniziano con la letterina che dice la maestra"
 "E tu quali hai trovato?"
 "Io ho detto I come innocuo"
 "Caspita Pulce,  che parola difficile! Ma lo sai che cosa vuol dire?"
 "Sì, vuol dire come il gatto."
 "Come il gatto??"
 "Sì mamma, l’ho detto anche alla maestra, innocuo vuol dire che non fa male, come il gatto che ti mordicchia ma non ti mangia come il giaguaro"
 "Però, Pulce, sei proprio bravo…"
 "Eh sì sono bravissimo, me lo ha detto anche la maestra!"
 "Non fare il ganassetta, Pulce…. Sicuramente anche i tuoi compagni hanno trovato delle belle  parole"
 "Sì , ma io ho tovato una parola lunghissima,  ho detto A come appartamento….. mamma era la parola più lunga con  la A, 12 lettere, pensa, proprio 12! a me piacciono quelle lunghe con tante lettere, però…."
"Però che cosa?"
"Però io ne ho detta una lunghissima, ma la maestra dice che non esiste"
"Può darsi ....che parola era?"
"Anninadondevieni, mamma….mi ha detto che non esiste!"
"………….. e sì Pulce, la maestra  ha ragione (oddio ho creato un mostro .....) non  è una parola sola e poi ......

E poi la storia è questa: la scorsa primavera è nata una nipotina, minuscola rispetto ai suoi cugini (chi più chi meno i maschi di famiglia sfioravano alla nascita i 4 kg)  che è stata chiamata Anna.
Date le dimensioni le è subito stato affibbiato il diminutivo di Annina e a me – degna figlia di cotanto padre, cresciuta a pane e Callas - è venuto spontaneo attaccare a quell’Annina le parole del libretto di Traviata (ATTO SECONDO - Scena seconda.) e in casa nostra la nipotina  - e adorata cuginetta della Pulce  -  è diventata Anninadondevieni…..

Sabato, a quel punto,  la preparazione della vellutata si è interrotta, con i carciofi in padella,  e a una Pulce incredulo e scettico ho fatto ascoltare il passaggio incriminato (la scusa è stata buona perchè il CD continuasse poi il suo lavoro, riempiedo cuore e cucina di musica ...)

E la Pulce? più o meno convinto della mia spiegazione, ha trovato subito però la parola per il suo riscatto...
"Mamma, quando giocheremo ancora posso dire T come Topinambour? esiste?"
"Sì Pulce, è una parola strana, è quasi lunga ed esiste davvero."

Ah, ecco la ricetta che stavo preparando, già collaudata in passato,  non è mia, ma di Sabrine, dalla quale ho copiato più d'una delle sue splendide vellutate, che sollevano il morale  nelle giornate  di pioggia, in ogni stagione.

Vellutata di topinambour e carciofi

Ingredienti 
(per due persone, perchè i topinambour alla Pulce piacciono solo come parola con a T )

400 grammi circa  di topinambour (pesati una volta puliti) 
2 patate piccole (100 gr )
2 carciofi
1 piccola cipolla (Sabrine dice scalogno, ma  non ne avevo più) 
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
granulare vegetale
sale (e pepe)

Lavare e sbucciare i topinambour, le patate e lo scalogno; tagliarli a  fettine sottili e metterli in una pentola coperti a filo d'acqua con mezzo cucchiaino di granulare vegetale. Far bollire finché le verdure non diventano tenere. Sabrine dice circa un quarto d'ora;  io ci ho impiegato di più, quasi mezz'ora, forse le mie verdure erano più coriacee o, forse, aveva ragione la mia nonna la quale sosteneva che il gas di città cuoce prima ....
Quando le verdure sono cotte, aggiungere  un bicchiere di  brodo vegetale  e  passare con il frullatore a immersione, aggiungendo, se la crema è troppo densa,  un altro po' di brodo o di acqua o di latte (attenzione però che non diventi simile a un brodino di verdura)
Affettare sottilmente i carciofi, mondati delle foglie esterne più dure e del fieno interno, lavati  e tagliati in quarti, e saltarli  in padella con due cucchiai d'olio; devono rimanere croccanti o comunque più fritti che bolliti; i miei, a causa dell'impegno musicale con la Pulce si erano un po' "attaccati" (anche se nella foto non si vede) e non è stato un male
Secondo Sabrine  i carciofi andrebbero, oltre  che salati, anche  pepati, ma in casa Fiordisambuco il pepe non usa.
Servire la vellutata calda con  una cucchiaiata di carciofi e un filo d'olio

 Nota a piè di pagina n. 1: La ricetta originale prevede, oltre che lo scalogno al posto della cipolla anche un bicchiere di latte per rendere cremosa la vellutata, ma il signor Darcy dice che il latte gli è pesante.

Nota a piè di pagina n. 2: mentre si prepara la vellutata, i carciofi già mondati e lavati, si possono tenere in acqua acidulata per evitare che anneriscano

Nota a piè di pagina n. 3:  il nonno melomane al quale è stato raccontato  l'episodio è rimasto ovviamente deliziato.

Nota a piè di pagina n. 4: ecco, comunque il testo del libretto di Traviata 
ALFREDO    Annina, donde vieni?
ANNINA       Da Parigi.
ALFREDO    Chi te 'l commise
ANNINA     Fu la mia signora.
ALFREDO        Perché?
ANNINA      Per alienar cavalli, cocchi,e quanto ancor possiede
Nota a piè di pagina n. 5:  il post era stato pensato diversamente,quando ho iniziato a  pulire le vedure sabato.. ma il sorriso che mi ha strappato  la Pulce mi ha fatto cambiare rotta.

giovedì 14 marzo 2013

se il buon giorno si vede dal mattino....


Chi ama cucinare vorrebbe che i familiari fossero dei buongustai: il signor Darcy, che  - prima del matrimonio  aveva avuto modo di sperimentare solo il lato dolce della mia cucina  -  è, a pranzo e cena, un buon assaggiatore, anche se i suoi commenti vanno estorti con le pinze e sono soprattutto il silenzio e la richiesta di un secondo assaggio che segnalano il successo di un piatto. La Pulce, invece, a tavola non dà nessuna soddisfazione: sostiene - credo solo per affermare un valore - che la mamma cucina bene, ma  preferisce quello che prepara la cuoca della scuola materna la quale, però, non ha mai avuto - per sua fortuna -  l'avventura di  preparargli  la prima colazione, il primo pasto e la prima lotta della giornata.........
A lui il te non piace, il caffè non mi sembra il caso, il succo di frutta gli fa venire le rane nella pancia; i biscotti, industriali, artigianali o casalinghi non hanno incontrato grande successo; presa dai sensi di colpa (madre lavoratrice........) ho infornato brioche e muffin, ma sono stati assaggiati e snobbati con il risultato  che sono  finiti nel sacchettino della merenda del sig. Darcy (che all’ora della merenda è in grado di apprezzarli) o nel  mio cestino del pranzo. Ho provato a blandire la Pulce, a lusingarlo, coccolarlo o sgridarlo, a essere una mamma amorevole e paziente o una erinni furente, ho cercato di rendere tutto un gioco o di farlo sentire grande, ho ascoltato le sue disquisizioni su battelli e animali feroci, oppure sono andata a rifare il letto lasciandolo da solo, ma il risultato è sempre stato lo stesso: un musone biondo che gira e rigira il cucchiaino nel latte all’infinito, sbocconcellando un biscotto di malavoglia.
Ho provato a svegliarlo in anticipo per dargli il tempo di  fare con calma e, al contrario, a lasciarlo invece dormire fino all'ultimo, ma nessuna delle due strade si è dimostrata quella giusta, tant'è che il muso lungo mattutino, è stato imperante anche nei giorni di vacanza a ritmi  lenti, in cui persino il signor Darcy - che normalmente la affronta con assoluta indifferenza - apprezza la prima colazione. 
Ma da qualche qualche settimana, finalmente, se non con il sorriso  la giornata inizia almeno senza discussioni:  la Pulce ha scoperto la torta di mele della nonna,  che sembra essere l'ideale per accompagnare la tazza di latte.
E' una torta che non ha niente a che vedere con quella meraviglia che  Nonna Papera metteva a raffreddare sul davanzale della finestra: al contrario, è una torta banalissima, che – se guardo al livello degli altri  blog di cucina, che ammaliano con piatti  raffinati e ricercati -   non dovrebbe nemmeno aver diritto ad essere pubblicata, ma questa mia cucina 2.0 è la cucina di una mamma, impiegata, che sforna e spadella per la famiglia, senza sogni di gloria e la torta è così semplice che prepararla è un gioco da bambini ( e per bambini).

Torta di mele della nonna

Ingredienti

250 grammi di farina bianca
100 grammi di zucchero
1 bicchiere di latte
1 bicchiere di olio leggero (oppure 50 grammi di burro)
2 uova
1 grossa mela morbida ( o due piccole)
1 bustina di lievito

In una terrina mescolare  lo zucchero e i tuorli delle uova; aggiungere il latte e poi la farina a cucchiaiate,  l'olio o il burro fuso, fino ad ottenere un composto cremoso omogeneo. Unire le mele tagliata a  fettine e quindi a pezzettini e mescolare bene. Aggiungere le chiare montate a neve e, per ultimo, il lievito nescolato con una cucchiaiata di farina.
Versare nella tortiera imburrata e cosparsa di pan grattato o di biscotto grattuggiato.
Infornare a 180° per circa tre quarti d'ora; se la torta si scurisce troppo in superficie ma all'interno è ancora  molle, coprirla con un foglio di carta stagnola e proseguire la cottura.


Nota a piè di pagina n. 1: alla mela si può sostituire la pera ben matura  e, immagino, in estate le pesche. Non provate però a usare mele croccanti (le mie preferite), perchè  - la nonna ha sempre ragione - rimangono durette e non si "fondono" bene nell'impasto.

Nota a piè di pagina n. 2: il bello di questa torta è che - a parte le chiare d'uovo ben montate,  che vanno sempre per ultime .-  gli ingredienti sono come gli addendi dell'addizione, in qualunque ordine si mettano il  risultato non cambia.

Nota a piè di pagina n. 3: la Pulce non è stata messa in posa: la preparazione della torta della nonna è diventata, su sua richiesta, uno dei momenti fissi del fine settimana.

Nota a piè di pagina n. 4: c'è anche una torta di mele del nonno, ma questa è una sfida che riguarda me ed è  un'altra storia.

Nota a piè di pagina n. 5: la Pulce (portate pazienza,  è figlio unico ) non è un caso strano in famiglia: la leggenda familiare racconta che io da bambina fossi abbastanza "smorbia".... sono decisamente migliorata con il tempo.