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domenica 23 ottobre 2016

L'ultimo regalo dell'orto


Quando mi alzo, in una casa ancora silenziosa e fredda, fuori è buio e dalla finestra della cucina,mentre diligentemente spalmo la marmellata sul pane,  non vedo nulla.
Quando sveglio la Pulce, che implora “...ancora 2 minuti, mamma….”  e spalanco le imposte, nel tentativo di accelerare la sua lenta emersione dal mondo dei sogni, il pruno dietro casa è ancora una sagoma scura e le sue foglie, qua ancora verdi, là finalmente gialle o  secche a terra si distinguono appena.
Quando chiamo all’adunata anche il Signor Darcy che – come sempre – lascia che la sveglia trilli e si spenga, una luce pallida entra dalla finestra verso  il bosco e l’orto (le imposte  mai chiuse, perchè non ci sono curiosi nei dintorni, se non un tasso misterioso, un capriolo fantasma e piccoli pennuti….)
Ma a quel punto è tardi per dare  più di un’occhiata fuori, giusto per capire se ci vuole l’ombrello o se, invece, il tempo è ancora mite come nela settimana appena trascorsa…. certo non c'è il tempo sufficiente per valutare se l'orto, oltre alle verze e all'insalata, abbia ancora qualche piccolo tesoro estivo da offrire.
Così capita che il calendario mi dica fine ottobre  e nella mia mente io pensi a zucche e castagne, uva e mele cotogne e alla sera, quando rientro – con una luce che ormai - di nuovo- lascia intravedere solo il contorno delle cose -  io trovi sul tavolo della cucina, nel cestino che mia suocera ha consegnato alla Pulce,  le ultime melanzane dell’orto e un rametto di basilico, l'ultimo prima che le piante vengano sradicate in vista del freddo.

CAPONATA DI MELANZANE DI CASA FIORDISAMBUCO
AFFETTUOSAMENTE DETTA "ACCAPPONATA"

INGREDIENTI


2 melanzane tonde
10/15 pomodorini (che però non sono più dell'orto...)
2 o 3 cucchiaiate di passata di pomodoro (questa sì con i pomodori dell'orto e congelata a cubetti)
una gamba di sedano (o due se sottili)
una piccola cipolla (o uno scalogno grosso)
un cucchiaio abbondante di olive verdi
un cucchiaio abbondante di olive nere
un cucchiaino di capperi 
mezzo bicchiere tra vino bianco e aceto di mele (o aceto bianco per un sapore più deciso)
un paio di cucchiaini di zucchero
olio extravergine
sale 

PROCEDIMENTO

Lavare le melanzane, mondarle e tagliarle a rotelle spesse un po' meno di un cm e poi a cubetti: mettere a bagno in acqua salata per una mezz'ora.


Tagliare la cipolla (o lo scalogno) sottile e il sedano a rondelle e far soffriggere a fuoco bassissimo; aggiungere i pomodorini tagliati a metà e privati dei semi e, quando sono cotti, la passata di pomodoro. Aggiungere alla fine capperi e olive; cuocere ancora pochi minuti e poi lasciar riposare.
Scolare le melanzane e farle stufare in una pentola ampia con poco olio  mescolandole e bagnandole con un po' di acqua calda fino a che sono morbide ma non disfatte.


Unire alle melanzane le verdure preparate e mescolare delicatamente; aggiungere lo zucchero (poco: si può sempre aggiungere e correggere) e bagnare con aceto e vino bianco (poco alla volta, aggiustando il tiro). Far cuocere ancora per dieci- quindici minuti per amalgamare bene i sapori.


Se si asciuga troppo aggiungere poca acqua calda.
Servire la "accapponata" tepida come contorno o tra gli antipasti (io però la mangio da sola con il pane...)



Nota a piè di pagina n. 1: nella caponata vera le melanzane sono fritte,  per questo la mia ricetta farà - appunto - accapponare la pelle ai puristi che, spero, vorranno perdonare questa mia licenza. In  casa Fiordisambuco non si frigge (o si frigge ben poco) per problemi di salute del signor Darcy, che fa un'unica eccezione (semel in anno....) per un fritto misto come Dio comanda e due losanghe di gnocco fritto a fine estate.










domenica 2 agosto 2015

Cartolina n. 2

 
Un assaggio inaspettato di autunno
E sono tornata volentieri in cucina, tra i colori sgargianti dell'estate 
Claudette


Peperoni della nonna
Ingredienti

3 peperoni polposi
4 cucchiai di olio extravergine
3/4 cucchiai di  aceto bianco
sale q.b.
Procedimento

Lavare e mondare i peperoni, togliendo i sempi e i filamenti bianchi; tagliarli  a striscioline e farli cuocere in padella con l'olio e sale, incoperchiando; far appassire , fino a che la buccia è tenera. Aggiungere l'aceto, aggiustare di sale  e far addensare l'intingolo. Servire i peperoni tepidi.


Nota a piè di pagina 1: la ricetta viene dalla cucina della mia nonna materna, che a sua volta l'aveva imparata dalla madre di una vicina di casa, che - però - non aggiungeva l'aceto..... le ricette, come sempre, vivono una vita nuova ogni volta che entrano in una nuova cucina.....

Nota a piè di pagina n.2: per rendere i peperoni più delicati si può aggiungere, invece che solo aceto, metà aceto e metà vino bianco.

Nota a piè di pagina n. 3: l'anticipo di autunno dei giorni scorsi è già stato dimenticato; la giornata di oggi, tersa e luminosa, meriterebbe una nuova cartolina!



mercoledì 15 luglio 2015

Non mi piace, ma....


Detesto lavare i vetri, ma se voglio vedere il panorama invece che una nebbia indistinta mi tocca farlo
Non amo il mare, la spiaggia, annessi e connessi, ma da brava mamma ho appena trascorso qualche giorno tra sabbia, onde, secchielli e palette.
Non mi piace entrare da sola in un bar: anche accompagnata dalla Pulce mi sento più a mio agio
Non sopporto la musica assordante che invade prepotente ogni spazio silenzioso, ma spesso sono costretta a subirla, sia che faccia la spesa sia che tenti di leggere un libro sotto l'ombrellone
Parlare in pubblico è una tortura che mi riempie di chiazze rosse, ma  - sia pur raramente - devo affrontarla, e fisso un punto indistinto lontano per non inciampare nelle parole.
Detesto grigliare le verdure soprattutto d’estate , ma ho trovato un modo per prepararle senza soffrire.

(QUASI) VERDURE GRIGLIATE

Lavare e pulire le verdure ( melanzane, zucchine, cipolla, carota, peperone, patate  - se le patate non sono quelle novelle vanno sbucciate); tagliarle  a pezzi non troppo piccoli  (4 cm più o meno) e condirle con olio, sale e erbe aromatiche (timo, origano, basilico, erba cipollina...) in una terrina ampia  e mescolare con cura, lasciandole insaporire per una mezz'ora.
Nel frattempo scaldare molto bene la piastra per le bistecche; tagliare un pezzo piuttosto lungo di carta stagnola (più o meno 3 volte la lunghezza della piastra )
Rovesciare le verdure al centro del  foglio di carta stagnola e chiudere il pacchetto sigillandolo bene sui lati aperti (in pratica  si devono sovrapporre le parti di stagnola libere da verdure)
Mettere sulla piastra caldissima il pacchtto di verdure per 7/8 minuti poi, con l'aiuto di una  paletta, girare il cartoccio e far cuocere per 5 minuti anche sull'altro lato
Togliere il pacchetto dalla piastra con la paletta,  appoggiarlo su un tagliere di legno e aprirlo con attenzione (scotta!!!),  lasciando uscire il vapore.
Quando le verdure nel cartoccio si sono intepidite, rovesciarle in un contenitore da portata, assaggiando  se sono saporite a sufficienza ed aggiungendo eventualmente un po' di sale e di erbe aromatiche tritate.



Nota a piè di pagina n. 1: quella riportata sopra è solo una (piccola) parte delle cose che non amo, ce ne sono tante altre; ma ci sono anche (tante) cose che mi piacciono e che mi danno gioia....

Nota a piè di pagina n. 2: le verdure  grigliate  "a modo mio" possono essere un contorno o essere servite su crostoni di pane tostato come antipasto veloce

Nota a piè di pagina n. 3: mia madre diceva che una ragazza che arrossisce quando parla in pubblico fa tenerezza e suscita simpatia, ma una donna di ... anta anni col décolléte a chiazze color fragola è  un po' ridicola ...



mercoledì 6 agosto 2014

Estate a colori

L'estate dovrebbe essere un arcobaleno  di colori:
rossa come una fetta di anguria
arancione come un cesto di albicocche vellutate
gialla come uno splendido girasole
verde  come i prati del posto magico
blu come il lago
indaco come un tramonto scenografico
violetta come un’alba ricca di promesse
 
Invece il colore di moda quest’estate è....

 grigio  ardesia come un mattino che  saluta con il temporale

 
 grigio piombo come il pomeriggio di un veloce fine settimana al mare


 grigio polvere, come la luce irreale di una domenica mattina, con un raggio di sole tra le goccie di pioggia
 

grigio acciaio come  il lago arrabbiato
 

grigio argento, come gli olivi fradici di pioggia

grigio perla come la luce del tramonto dopo un giorno imbronciato 


Ma dal 2007, il 6 di agosto per me è un giorno a colori e allora,  se fuori il cielo è bigio, 
in cucina è un turbinio di colori.

PEPERONATA PER LA MAMMA






Ingredienti

1 peperone rosso
1 peperone verde
1 peperone giallo
2-3 pomodori maturi
2 carote (di dimensioni normali)
1 cipolla piccola
mezza gamba di sedano
1 spicchio di aglio
qualche foglia di basilico
Sale
Olio
 
Procedimento 


Lavare tutte le verdure. Tagliare  i peperoni a metà e poi in quarti; pulirli accuratamente eliminando il picciolo, la parte bianca e i semi e tagliarli a pezzetti più o meno quadrati, più o meno regolari.
Privare i pomodori dei semi e tagliarli a cubetti.
Raschiare le carote e tagliarla a rondelle sottili.
Mondare il sedano, togliendo  la parte più dura e i filamenti e tagliarlo a cubetti (più o meno)
Far stufare con un paio di cucchiai di olio la cipolla affettata sottilissima, unire i peperoni, le rondelle di carote, il sedano, i cubetti di pomodoro, lo spicchio di aglio svestito e il basilico.
Rosolare rapidamente le verdure, salare e poi far cuocere lentamente aggiungendo un po` di brodo vegetale,fino a che le verdure sono morbide e ben legate tra loro.
Servire calda o tiepida


Nota a piè di pagina n. 1: in casa Fiordisambuco la peperonata piace solo a me; dite che questa per me sola è troppa? sì è vero e infatti una volta mi  farà da piatto unico e la seconda volta da contorno, ma io sono la mamma, oggi festeggio anch'io e me la regalo..... per il compleanno della Pulce

Nota a piè di pagina n. 2: nella mia casa paterna si è sempre discusso se nella peperonata vada messa anche la zucchina o no; io non la metto, mia suocera aggiunge anche la patata .....

Nota a piè pagina n. 3: avete visto la dimensione delle carote? Sono le carotine dell'orto... per quanto mia suocera si adoperi non diventano mai più grandi di un dito!







lunedì 25 novembre 2013

Fine novembre

L'idea che avevamo in mente era di aprire il mese di novembre con gli strepitosi colori autunnali del "posto magico", in un trionfo di bacche scarlatte, di foglie gialle, di larici dorati e di vette rosate nella luce del tramonto.
L'idea è rimasta un' idea per i soliti banali contrattempi che fanno parte della vita che si svolge al di quale dello schermo, dove il buon senso spesso prevale sul sogno e si impara a fare buon viso a cattiva sorte.
Però domenica non avevamo voglia di  essere  saggi: dopo il più classico dei pranzi domenicali, abbiamo infilato gli scarponi:

 
CAVOLO ROSSO IN AGRODOLCE
(per ricordare il posto magico)

INGREDIENTI
(per due persone: la Pulce preferisce le patate al forno)

uno scalogno piccolo
mezzo cavolo rosso
un cucchiaio colmo di zucchero
mezzo bicchiere tra vino bianco e aceto di mele
sale
olio

PROCEDIMENTO

Tagliare sottile lo scalogno e farlo appassire adagio con poco olio, sale e un po' di acqua. Pulire il cavolo, eliminando il torsolo e tagliarlo a listarelle sottili. Aggiungere il cavolo allo scalogno appassito e  farlo stufare adagio, per una ventina di minuti, senza farlo attaccare ma nemmeno lessandolo.
Aggiungere lo zucchero e bagnare con il vino e l'aceto, facendo in modo che il cavolo si caramelli leggermente. Aggiustare di sale e servire come accompagnamento della carne.



Nota a piè di pagina n. 1:  a noi piace con l'arrosto di maiale perchè  ci ricorda - ovviamente  - il posto magico.

Nota a piè di pagina n. 2: l'agrodolce è uno dei sapori che il signor Darcy ignorava prima del matrimonio; adesso mangia anche le cipolline in agrodolce, che vengono dritte dritte dalla cucina della mia nonna.

Nota a piè di pagina n. 3: l'agro e il dolce possono ovviamente essere declinati secondo il proprio gusto, aumentando o diminuendo - a proprio piacere - lo zucchero e/o  l'aceto.

Nota a piè di pagina n. 4: il mese di novembre è finito (ormai lo è ....) così, ieri sera, con una "enrosadira"  casalinga




e io

martedì 20 novembre 2012

Hanno sradicato un albero....




Hanno sradicato un albero. Ancora stamani
il vento, il sole, gli uccelli
l’accarezzavano benignamente. Era
felice e giovane, candido ed eretto,
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle. 

Stasera giace come un bimbo
esiliato dalla sua culla, spezzate
le tenere gambe, affondato
il capo, sparso per terra e triste,
disfatto di foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte uscirò – quando nessuno
potrà vedere, quando sarò solo –
a chiudergli gli occhi ed a cantargli
quella canzone che stamani il vento
passando sussurrava.

Rafael Alberti

Era solo un pruno, non un albero monumentale, non una pianta rara o di pregio per i suoi frutti; lo inqudravo, però, perfettamente dalla finestra della cucina e mi diceva, cambiandosi d'abito,  il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni.
Mi sono accorta che era stato tagliato e trasformato in ciocchi, ordinatamente impilati,   sabato scorso, mentre preparavo, per una cena con amici di mio marito, le cipolline in agrodolce, che avrebbero dovuto accompagnare gli arrosti. 
Adesso mi saluta  un olivo, certo più nobile ed elegante, ma anche molto più serio, meno frivolo e meno disposto ai commenti sul tempo....


Ingredienti

500 g di cipolline bianche (io uso quelle vendute già pulite)
100 g di pancetta 
(dolce o affumicata a seconda che si voglia un sapore più o meno delicato; se gli ospiti sono poi rudi uomini di montagna  - come lo erano i miei - si può usare dello speck: in questo caso ne bastano 70 g)
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di aceto bianco
(io ho usato dell'aceto di mele, meno aggressivo)
2 cucchiaini di zucchero
olio
un pizzico di sale


Procedimento
Lavare le cipolline, togliendo eventualmente qualche barbetta rimasta e le foglie più esterne se sono ammaccate o rovinate. In una padella far rosolare con poco olio lo speck tagliato a striscioline (o la pancetta). Quando è bello croccante aggiungere le cipolline, mescolare e aggiungere lo zucchero e il sale, rigirare per bene fino a che lo zucchero è sciolto e poi bagnare con  vino bianco e aceto. Lasciar cuocere lentamente, a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a che le cipolline hanno assorbito quasi tutto il liquido e si è formato un intingolo ristretto, di un bel colore bruno dorato.
La mia idea era di servirle tra i contorni della coppa di maiale al forno e del petto d'anatra all'aceto balsamico e così avrei voluto presentarle; purtroppo l'idea di fotografarle il giorno dopo, con la luce del mattino è miseramente naugrafata: questo infatti è quello che è rimasto della cena .....



Nota a piè di pagina n. 1: so che non è buona cosa pensare di fotografare e pubblicare in occasione di pranzi e cene con gli amici, ma in questo periodo  la cucina si anima solo nel fine settimana, gli unici giorni in cui posso permettermi di spadellare con calma,  ma anche i giorni in cui spesso abbiamo ospiti. Per lo stesso motivo, anche questa ricetta risale alla bisnonna M: il tempo degli esperimenti non è ancora tornato!

Nota a piè di pagina n. 2: il povero pruno ha fatto un brutta fine soprattutto perchè i suo bellissimi frutti, che nessuno raccoglieva,  sporcavano..... 

venerdì 5 ottobre 2012

Rebecca la prima moglie

 Avete in mente il vecchio, vecchissimo film “Rebecca la prima moglie”, in cui la giovane, scialba e goffa seconda moglie del signor De Winter si sente messa a confronto in ogni circostanza con l’affascinante Rebecca, la prima moglie defunta in tragiche e misteriose circostanze? Ecco io, al lavoro, sono pronta ad essere una  "seconda moglie".....
A metà settembre il mio capo, quello che mi ha fatto crescere professionalmente in questi anni,  mi ha comunicato il suo trasferimento ad altra e più prestigiosa sede:  “Un’occasione imperdibile – mi ha detto – un treno che non passa due volte, dovevo salirci ....”
Adesso io, che da quello stesso treno sono stata  travolta, so che a breve, ritornerò ad essere sotto esame, ad essere confrontata con il modello ideale di impiegata che ciascun capo ha in mente: sarò all'altezza di chi mi ha preceduto  nella storia professionale del nuovo superiore ? reggerò il confronto con Rebecca?
Ammesso che io abbia della qualità positive, queste emergono sulla lunga distanza, perchè sono tipo da corse di resistenza, non una velocista che conquista con strabilianti sprint: il nuovo capo avrà la pazienza di conoscermi o mi bollerà subito come incapace,  vedendo che nonostante i miei ... anta e passa anni  mi riempio ancora di chiazze rosse quando parlo in pubblico o davanti a uno sconosciuto, come ai bei tempi dell’università?
Se non  andrò bene come segretaria forse potrò provare a convincerlo che, almeno, sono una brava cuoca?  Magari  non solo il marito si prende per la gola, ma anche il capoufficio....
Per ora, però, anche il marito si deve accontentare di una cucina rapida e senza fronzoli, perchè la prima e più immediata conseguenza della partenza del capo è il fatto che, in attesa dell'arrivo del successore,  la sua sostituzione,  in alcune riunioni, è toccata a me.... Per forza di  cose, quindi, torno  a casa anche ad orari poco consoni ad una brava moglie e madre. Ma quando riesco a liberarmi per tempo e a rispettare la tabella di marcia, cerco di rimediare, pescando tra i piatti ben collaudati  - perchè non è tempo di esperimenti -  della tradizione familiare.

TORTINO DI PATATE 

INGREDIENTI 
per 4 persone
4  grosse patate (una per persona o due piccole )
30 grammi di burro 
1 uovo
3 cucchiai abbondanti di grana
sale e pepe

PROCEDIMENTO

Lessare le patate, sbucciarle e schiacciarle  con lo schiacciapatate in una terrina capiente. Unire il burro fuso, il grana, il sale, il pepe e l'uovo, precedentemente sbattuto (se vi ricordate, altrimenti mettete tutto insieme).
Mescolare bene e aggiustare di sale. Stendere il composto in una pirofila precedentemente imburrata  e cosparsa di pane grattuggiato e livellarlo con una forchetta. Cuocere in forno a 200°  per circa 40 minuti  o comunque fino a che la superficie del tortino non è bella dorata. Servire caldo, come contorno.
Per avere un tortino più "colorito" si può spennellare la superficie con  un rosso d'uovo; per una versione più golosa si può dividere l'impasto in due strati, mettendo tra l'uno e l'altro delle fettine di formaggio tipo latteria o delle striscioline di mortadella.


Nota a piè di pagina n. 1: la ricetta è più che collaudata : risale alla mia bisnonna, la nonna Marietta ...

Nota a piè di pagina n. 2: leggo con invidia (buona...) i vostri blog, che sono un tripudio di ricette autunnali, di colori sgargianti, di proposte ammalianti....io in questo periodo ho poco da raccontare (non che di solito io racconti di avventure mirabolanti...) e poco da fotografare: siate clementi!

Nota a piè di pagina n. 3: l'altra conseguenza della situazione lavorativa contingente è che ho ripreso a cercare il cioccolato (fondente, se possibile....)




martedì 22 novembre 2011

Vorrei essere un carciofo

Tanto mi viene facile impastare un pane casalingo, sfornare  una torta, preparare  una marmellata, allestire un centrotavola, trovare la poesia giusta, oltre ad altre analoghe inutili frivolezze, quanto sono imbranata (intrega in dialetto rende molto meglio la mia condizione) in cose più pratiche ed utili.
Una per tutte: guidare.
Ho qualche  giustificazione: ho preso la patente tardi; dopo che ho preso la patente la macchina è servita a mio fratello, neo patentato e neo studente universitario; dopo il matrimonio  ho preferito destinare le risorse economiche ad altro che ad una nuova auto; durante la gravidanza, a  lungo attesa, mi è stato sconsigliato di guidare; abito in un posto con un panorama spettacolare, ma con una strada  tutta curve e così stretta che, in alcuni punti, una macchinina piccina come la mia e un furgone (non un tir) si sfiorano, ma la motivazione fondamentale è una: ho paura e, come si sa, la paura – come la fretta – non è una buona consigliera.
La attuale situazione  familiar- lavorativa richiederebbe che io vincessi questa condizione e, tenendo presente che ha imparato a guidare a sessantanni suonati anche una cugina di mio papà - nota per essere un intralcio anche quando si muoveva a piedi -  mi dessi una mossa e non guidassi solo in caso eccezionalissimi. E così, con il marito istruttore paziente, mi sono riavventurata sulle strade, quotidianamente. Non è che combini chissà quale guaio, ma vado piano e soprattutto – mi spavento.... come è successo qualche sera fa, quando dietro una curva c’erano un furgone e un camion; da brava mi sono fermata, ben da parte, ma senza eccedere (altrimenti finivo nel lago), attendendo il passaggio dei mezzi più ingombranti,  solo che..... solo che la macchinina si è spenta, la prima non rientrava, da dietro e da davanti hanno iniziato a suonare e a strepitare e io non sono più stata in grado di ripartire, ho lasciato il posto al marito paziente (che nel frattempo aveva  perso la pazienza), il quale è sceso dalla macchina giusto in tempo per sentire la sequela di insulti della giovine signora  nell’auto immediatamente dietro che ha iniziato a inveire contro quel c... (e non sta per catorcio) di macchina  etc..... 
Alla fine: scintille, morale mio sottozero, macchina parcheggiata a cuccia dietro casa .
In queste circostanze vorrei avere la grinta di mia sorella che lancia fulmini con gli occhi, vorrei avere la compostezza della famosa zia Paola, che agli insulti reagiva da vera signora, freddando l’interlocutore, vorrei avere la sicurezza di mio fratello che non si lascia mettere sotto i piedi da nessuno, vorrei  .... vorrei essere  un carciofo,  vorrei essere dura e  coriacea all’esterno, capace di pungere e di difendermi, rimanendo tenera  all’interno, come questi carciofi che ho usato per uno dei miei piatti preferiti .

Carciofi con la mozzarella

Ingredienti

4/5 carciofi
Prezzemolo
Uno spicchio di aglio intero
Olio
Sale
2 mozzarelle


Procedimento

Pulire i carciofi, togliendo le foglie esterne più dure e la parte finale con le spine; dividerli a metà e togliere il fieno interno e metterli, man mano, in acqua fredda con il limone.
In una padella bassa e larga mettere l’olio e l’aglio (intero o diviso a metà) e disporvi i carciofi,   mettendo in ciascuno un po’ di prezzemolo tritato. Far cuocere fino a che i carciofi sono teneri, salandoli  leggermente e bagnandoli ogni tanto con un po’ di brodo (di dado).

  
Quando i carciofi sono cotti, disporli in una pirofila con un po’ del loro intingolo di cottura e coprirli bene con la mozzarella tagliata a fettine.
Infornare a 180° gradi per una ventina di minuti o comunque fino a che la mozzarella è ben fusa e fa un po’  - ma appena appena – di crosticina dorata.


Nota a piè di pagina n. 1: mia madre aveva  mangiato questi carciofi a casa della zia Paola citata più sopra che li serviva come “piatto di mezzo” in occasione delle sue cene di gala (lo erano veramente); in casa nostra era diventato un piatto unico con cui servire verdura e formaggio in un colpo solo. Io poi che da bambina non mangiavo altro formaggio che la mozzarella li apprezzavo (ma li apprezzo ancora) in modo particolare. 

Nota a piè di pagina n. 2: per dare un'idea della strada: tempo fa alcuni amici (cittadini, va detto, e di pianura) mi hanno chiesto se era a senso unico ....



mercoledì 9 novembre 2011

Dopo il rosso acero, giallo zucca!

Questo è il cielo di stamattina , poco dopo le  sette e per fortuna che prima di andare al lavoro (che peraltro nel complesso mi piace) posso riempirmi gli occhi di questa luce e di questi colori perchè, che piova o ci sia il sole, che sia caldo o freddo, per quattro stagioni e dodici mesi all’anno quello che si inquadra da una delle finestre del mio ufficio è grigio, desolatamente grigio.
Non va molto meglio dall’altra finestra dalla quale  riesco a veder sporgere dalla  cancellata che circonda il giardino della casa di fronte, una fronda di abete e la cima di un melograno, l’unico che mi dà il segno del succedersi delle stagioni con i  fiori scarlatti, le foglie lucide e i frutti che spiccano adesso tra le foglie gialle e che  nessuno raccoglie e cadono sulla strada.
E’ vero che così non ci sono distrazioni (in realtà non ci sarebbero lo stesso perchè le finestre sono alle  mie spalle) , ma vorrei - come altre colleghe – vedere  anch’io un angolino di cielo, un ritaglio di verde, una punta di montagna. Solo sul pianerottolo della scala c’è un finestrino di una spanna per tre da cui si inquadrano in un colpo solo, come in una cartolina, cielo, verde e montagna, ma è questione di un attimo, il tempo di passare per arrivare in ufficio al mattino e di risalire dopo la pausa pranzo.
In questi giorni poi, grigi per le  nuvole e per la pioggia, con i neon accesi tutto il giorno, perchè anche il soffitto è grigio (scuro), grigi per i ricordi che si addensano, grigi per le delusioni, grigi per l’ambiente che in ufficio si è creato negli ultimi tempi, ancora più grigi se paragonati a quelli – inondati di luce -  appena trascorsi in montagna – non posso che desiderare i colori.
E allora stivali neri e vestito grigio, ma ombrellino giallo in tinta con la
Crema di zucca

Ingredienti
Le dosi sono "a stim" come si dice dalle mie parti, dato che non so esattamente quanto pesi la polpa che si ricava da mezza zucca (ovviamente dipende dalla zucca). Quella che ho usato pesava  - intera - circa 2 kg.
  • mezza zucca
  • 1 patata più piccola che media
  • mezzo porro (metà della parte bianca)
  • 2 fettine di speck
  • qualche filo di erba cipollina
  • olio
  • sale
  • dado granulare
 Procedimento


Tagliare a spicchi la zucca, togliere accuratamente la scorza, riducendo poi la polpa a pezzi più o meno della stessa grossezza; sbucciare e tagliare a pezzetti la patata. Lavare le verdure.
Pulire il porro, tagliarlo a rondelle sottili e farlo rosolare  in 2 o 3  cucchiai di olio; aggiungere la zucca e la patata e far insaporire. Coprire a filo di acqua, aggiungendo un po’ di dado granulare  e far cuocere a fuoco basso fino a che zucca e patate sono morbidissime.
Passare con il frullatore a immersione fino ad ottenere una crema vellutata; se è troppo densa aggiungere un po’ di acqua o di brodo, valutando se sia già sufficientemente saporita o meno.
Prima di servire, tagliare lo speck a striscioline, e farlo rosolare senza condimento in un padellino antiaderente.
Servire la zuppa ben calda con le striscioline di speck croccante e l’erba cipollina tagliata a pezzettini.


Nota a piè di pagina n. 1
Perchè la crema  venga bene è ovviamente fondamentale che la zucca sia di buona qualità; mia sorella mi ha procurato delle piccole zucche piacentine perfette per colore, consistenza e dimensioni (con metà  ottengo 4 porzioni di crema).

Nota a piè di pagina n. 2
La patata serve ad addensare la crema, evitando l’uso di besciamella o panna che la renderebbero certo più raffinata ma meno .... light. Si può usare anche un pugno  di riso, da far cuocere insieme alle verdure.
Un po' più difficile capire a che cosa serva il batticarne nella foto: non essendo particolarmente forzuta, per tagliare la zucca uso martello e scalpello o - meglio - coltellaccio e batticarne.

Nota a piè di pagina n. 3
La ricetta è stata adattata, sempre per esigenze di tempi, rispetto a quella che mi ha passato la cugina L. e che prevede un più accurato “rosolamento” di tutte le verdure e l’aggiunta dello speck a cubetti  nella crema. A me striscioline e erba cipollina piacciono anche per l’effetto cromatico. L’altra sera non avevo a disposizione speck affettato per cui mi sono piegata all’idea dei cubetti.

Nota a piè di pagina n. 4
Quattro anni fa  - e mi sembra un secolo - per il battesimo della Pulce avevo indossato, su una gonna ovviamente nera, una bellissima giacca color giallo zucca, ma allora avevo quattro anni meno e l’esuberanza orgogliosa di una mamma tardiva....