martedì 18 aprile 2017

Pesto per tutti

A dispetto di ogni previsione, di ogni sogno e di ogni desiderio, la Pulce è rimasto, e non per scelta, figlio unico... 
In compenso casa Fiordisambuco è affollata di animali: un pesce con un solo occhio (che non per nulla si chiama Polifemo), un gatto spavaldo e un po' scapestrato (il baldo Achille), e un canarino battezzato Ulisse in omaggio all' eroe omerico che chiuso in gabbia mai ci sarebbe stato.
Gli ultimi arrivati sono un branco di allegri girini scodinzolanti,ormai in fase di metamorfosi, con un accenno di zampette. 

Per loro il menu prevede una sorta di pesto di insalata sbollentatata e ridotta in poltiglia, ... e mentre cucino per loro, allestisco in fretta e furia un'altra sorta di pesto per la nostra pasta con l'unica erba aromatica sopravvissuta all'inverno

PASTA AL PESTO DI SALVIA


INGREDIENTI
10/15 foglie di salvia
uno spicchio di aglio
un cucchiaio abbondante di parmigiano grattugiato
olio extra vergine di oliva

PROCEDIMENTO

Mentre bolle l'acqua e si cuoce la pasta, tritare finemente la salvia dopo averla lavata e asciugata (io per ovvi motivi organizzativi uso il tritatutto con buona pace dei puristi di mortaio e pestello); aggiungere il parmigiano grattuggiato e l'olio in modo da avere una salsa fluida e cremosa, aggiungendo un po' di acqua di cottura della pasta se risulta troppo denso. Immergere nella salsa lo spicchio d'aglio intero in modo da profumare il pesto senza appesantirlo troppo. 
Condire la pasta con la salsa.


Nota a piè di pagina n. 1: se ci sono in dispensa e se non avete la testa da un'altra parte e quindi non vi dimenticate, potete arricchire il pesto con una manciatna di pinoli tritati grossolanamente-

Nota a piè di pagoma n. 2: a volte, di fronte ai miei disastri organizzativi, mi domando se sarei stata in grado di gestire più di un figlio ... forse il fatto che la Pulce sia rimasto solo è stato un segno della Provvidenza?

Nota a piè di pagina n. 3: il nomi di battesimo degli animali sono una scelta mia (reminescenze classiche...)




sabato 15 aprile 2017

Buona Pasqua


Allora sia Pasqua piena  per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.
Erri De Luca 


Buona Pasqua a tutti

Claudette
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-per-ogni-occasione/auguri-di-pasqua/frase-299929>

domenica 5 marzo 2017

Gentilezze


Le cortesie più piccole

– un fiore o un libro –

piantano sorrisi come semi

che germogliano nel buio.

Emily Dickinson


In piedi, alla solita fermata dell'autobus di linea, a bordo strada, senza pensilina e senza un'anima nei dintorni (no, non abito nel deserto ...) , in uno dei rari venerdì pomeriggio in cui non mi devo fermare in ufficio nel pomeriggio, inganno l'attesa  (sono in abbondante anticipo) con un libro, la borsa "da signora" sulla spalla e  un occhio all'orologio e alla curva da cui dovrebbe sbucare il pullman carico di studenti.
"Signora .... mi scusi...." e un ragazzino (avrà 18 anni?) mi si avvicina ".. volevo dirle ..." la mia occhiata non è di sicuro delle più cordiali .... "...guardi che questa fermata è soppressa.... ....se deve andare verso B., le conviene spostarsi più avanti, dopo l'incrocio....."
Il mio ringhio si sgela in un sorriso "Allora ci sono ancora persone gentili..." penso e non posso fare a meno di dirglielo e di ringraziarlo.
"Per così poco?" mi risponde e la mia giornata un po' grigia si rischiara.

E  mi è venuta in mente questa torta, non per voli pindarici  sul suo aspetto rustico in contrasto con la sua bontà, ma perchè la ricetta viene da un collega che non c'è più, il cui aspetto a prima vista metteva soggezione, ma che  è stato il primo a mostrarmi un gesto di gentilezza tanti anni fa, quando spaventata e timidissima,  tra persone in mezzo alle quali mi sentivo come un pesce fuor d'acqua,  ho iniziato a lavorare dove lavoro ancora oggi.

SBRISOLONA 

Ingredienti


200 grammi di farina bianca 00
150 grammi di farina gialla
150 grammi di mandorle tritate finissime
175 grammi di zucchero
175 grammi di burro
la scorza grattugiata di mezzo limone (facoltativa)
2 tuorli di uovo
1 pizzico di sale
qualche mandorla intera (dovrebbe essere con la buccia)

Procedimento


In una terrina setacciare lo zucchero, le farine e le mandorle tritate e la scorza del limone (se la si usa); unire il burro appena morbido a cubetti e lavorare con la punta delle dita ottenendo un impasto a grosse briciole; stemperare i tuorli con una forchetta (non vanno montati; serve solo  per amalgamarli meglio)  e unirli all'impasto


Amalgamare e versare l'impasto ottenuto, che rimane comunque piuttosto grumoso, in una tortiera imburrata e infarinata, livellandolo con il dorso di un cucchiaio senza comprimerlo. Cospargere la superficie con una cucchiaiata di zucchero e decorare con le mandorle intere. 
Infornare  in forno già caldo a 180° e cuocere per 35 - 40 minuti. 



Nota a piè di pagina n. 1: il mio collega usava  solo fioretto, a me piace mescolare 100 grammi di fioretto sottilissima e 50 grammi di una farina bramata molto rustica che rende la torta ancora più friabile e "croccante"

Nota a piè di pagina n. 2: A. è stato per anni un grande collega,  che  oltre a qualche ricetta (era davvero un buongustaio e un ottimo cuoco)  -  ha reso concreto il significato della parola "collaborazione " e mi insegnato quanto sia importante saper sorridere 

Nota a piè di pagina n. 3: la ricetta è una piccola eredità...

sabato 18 febbraio 2017

Giovedì gnocchi


 
Giovedì gnocchi?
No, qui giovedì mercato…. Porto la Pulce a scuola per le 8 e poi una scappata veloce al mercato.
Di solito il percorso prevede un’occhiata  alla bancarella di abbigliamento dove marito e moglie, mi sciorinano sotto il naso gli ultimi  arrivi, cercando di  convincermi che starei benissimo con quel vestitino (blu, ma cortissimo!) o con quella maglietta con una fantasia delicata ma tempestata qua e là di lustrini e paillettes …, una fermata davanti al furgoncino di un’altra coppia che - tra le innumerevoli cianfrusaglie (lanterne a pila, cuori luminosi …) -  nasconde  cornici in legno o piccole decorazioni davvero graziose. A volte c'è tempo per un’occhiata al banco a fianco delle cianfrusaglie: qui su maglioni, gonne e pantaloni fine serie a prezzi stracciati e tutti ordinati rigorosamente per colore,  impera  - di solito - una attempata signora  truccatissima così arrogante e antipatica che io  mi fermo solo se  c’è la nuora.
Il giro, detto familiarmente “il giro veloce” perché con 20 minuti disponibili  non c’è tempo da perdere, termina, per ovvie ragioni di “trasporto pesi” con gli unici acquisti davvero necessari, quelli di frutta e verdura, dal quel  fruttivendolo di cui ho già detto qui e  che – come ogni fruttivendolo del mercato che sia degno di questo nome – appella tutte le donne (di ogni età, altezza, sagoma e ingombro) con un sonoro “Buongiorno stella!” che una volta mi imbarazzava e adesso mi fa sorridere.
Poi via, a passo di carica con la borsa  a tracolla e le borse degli acquisti distribuite come la soma di un cammello, per arrivare  in ufficio prima delle 8.30… 

Ieri, la coppia di incantatori era ancora alle prese con la sistemazione della merce, i venditori di chincaglieria mancavano, la suocera arcigna era al suo posto di  combattimento …. Sono arrivata fino in fondo, dove lo scorso anno, sono comparse (al posto del pescivendolo), vicino al camioncino della merceria,  due ragazze che vendono fiori: ma non  i fiori “da cimitero” che  - mescolati alle piantine di insalata e di pomodori – si trovano nei mercati di  paese  come questo …: da loro si trovano, a seconda della stagione, rami carichi di bacche rosse, bouquet di fresie dai colori pastello, mazzi di cardi  violetti e verdi …
Ieri  avevano esposti  tulipani, con il bulbo, ma senza terra, avvolti in carta trasparente …. bellissimi: ho rinunciato a tornare dalla coppia di incantatori dove, tra la merce in saldo, qualcosa avrei trovato (non corto e senza lustrini) e me ne sono andata dal mercato con dieci tulipani lilla…
Oltre, ovviamente, alla frutta e verdura, tra cui un cespo di scarola che mi è servita per ..... gli gnocchi

GNOCCHI DI RICOTTA E SCAROLA


1 cespo di scarola
300 g di ricotta vaccina
250 grammi di farina bianca
2 o 3 cucchiai di grana
2 uova
1 spicchio di aglio

per  il condimento
3/4 acciughe (se possibile sotto sale, ma io le avevo solo sottolio)
una cucchiaiata di pinoli
olio extravergine di oliva

PROCEDIMENTO

Mondare la scarola, eliminando le foglie esterne rovinate, lavarla bene e farla cuocere in padella , prima coperta con il coperchio (la mia nonna avrebbe detto "farla scaltrire") e poi senza, per asciugarla bene, aggiungendo anche uno spicchio d'aglio per insaporirla.


Lasciarla raffreddare e tritarla finemente.
Mescolare in una terrina la ricotta, la farina, le uova, il grana e la scarola tritata.
Aggiustare di sale ed aggiungere eventualmente un po' di farina se l'impasto è troppo molle (la consistenza dipende dalla ricotta e da quanto è ben asciutta la scarola).
Preparare il condimento facendo sciogliere in una padella ampia con  poco olio le acciughe (eventualmente dissalate) e tostare in un padellino antiaderente i pinoli  (senza farli bruciare!).


Portare a bollore l'acqua, salarla e buttare  delle piccole noci di impasto, usando due cucchiaini; quando gli gnocchi vengono a galla scolarli con il mestolo forato e passarli nella padella con le acciughe sciolte; quando tutti gli gnocchi sono pronti farli saltare rapidamente in padella, condire con un filo di olio extravergine e i pinoli tostati. Servire caldissimi. 


Nota a piè di pagina n. 1: senza il condimento con le acciughe li mangia anche la Pulce...

Nota a piè di pagina n. 2: se ci sono la settimana prossima mi compro i ranuncoli....

lunedì 30 gennaio 2017

Riposare vuol dire ....


Sarà l’età, sarà che il 2016 ha portato in dono per tutti una serie di nuove incombenze, di guai, piccoli se presi uno per uno, ma impegnativi se affrontati tutti insieme, e di conseguenti preoccupazioni, sta di fatto che, quando, a dicembre, ci siamo domandati cosa fare durante i pochi giorni di ferie natalizie, non abbiamo nemmeno preso in considerazione l’idea di una piccola  vacanza come quella che ci aveva incantato l' anno prima  nell’Umbria dei borghi silenziosi e degli uliveti immersi nella nebbia.
Tutti e tre abbiamo dato un’unica concorde risposta: vogliamo riposare…
E per chi, come me, sente di solito la sveglia squillare prima delle sei e apre gli occhi sul buio più profondo, riposare vuol dire svegliarsi alle otto, con la luce che già entra dalle finestre mai chiuse oppure permettersi il  lusso di fare colazione presto, prestissimo, ma con un libro ricevuto in regalo e alternare, senza l’obbligo di tenere d’occhio l’orologio, una pagina a una fetta di pane e marmellata…..


Riposare vuol dire visitare una mostra senza fretta con il sig. Darcy  (la Pulce è coi cugini e fermarsi a casa della zia è un regalo bello come quelli sotto l’albero), cogliere luci insolite in città e entrare nella chiesa, quasi nascosta, della quale, negli anni da studentessa universitaria, mi sono limitata  a vedere l’abside, scoprendo che ci si può sempre sorprendere e che ogni sorpresa ne nasconde un’altra.
Riposare vuol dire anche cucinare con calma, uno di quei piatti che tornando a casa dall’ufficio in settimana, in una giornata qualsiasi, proprio non si possono preparare.

Risotto alla milanese con gli ossibuchi in gremolada 


Ingredienti

4 ossibuchi di vitello
mezza cipolla
una piccola carota
una gamba di sedano
150 g di polpa di pomodoro (facoltativa)
la scorza grattuggiata di mezzo limone non trattato
una manciatina di prezzemolo
mezzo spicchio di aglio (o uno piccolo)

riso
zafferano
brodo 
olio extravergine
burro

Procedimento

In una padella ampia rosolare con un po' di olio gli ossibuchi appena appena infarinati; quando sono rosolati sfumare con un po' di vino bianco a e aggiungere carota, cipolla e sedano tritati finemente.


Far cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti, quindi aggiungere la polpa di pomodoro e continuare la cottura  a fuoco lento, fino a che la carne è tenera e si stacca quasi dall'osso ( un'ora abbondante), aggiugendo un po' di brodo o di acqua calda.
Mentre gli ossibuchi cuociono, preparare il risotto allo milanese (io lo preparo così) e il trito di prezzemolo, aglio e scorza di limone.


Poco prima che il riso sia pronto, ben legato e non scotto, aggiungere agli ossibuchi il trito preparato, mescolando bene l'intingolo.


Mantecare il riso e servirlo caldissimo, appoggiando su ogni piatto un ossobuco e il suo intingolo, anche loro ben caldi.

Nota a piè di pagina n. 1: il pomodoro è un di più... io preferisco la versione "in bianco" 

Nota a piè di pagina n. 2: risotto e ossibuchi devono essere pronti insieme; se il primo aspetta si trasforma in un pasticcio colloso; se sono costretti ad aspettare i secondi che si raffreddano, rischiano di diventare duretti e filamentosi...per un piatto così sono i commensali a dover aspettare,,,,,

Nota a piè di pagina n. 3:  i ritmi sono tornati quelli di sempre, ormai: sveglia all'alba e a letto tardi, colazione senza libro ma con pane e marmellata.

venerdì 13 gennaio 2017

Ho trovato il tempo


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler

Questa poesia, se avessi avuto tempo di scriverlo, sarebbe stato il mio post di inizio anno e questo è l'augurio  che  ho fatto  a me stessa.
E questa sera, per la prima volta da tanto, con un pizzico di follia, il tempo l'ho trovato: per scrivere, ma - ancora prima - per guardare le stelle.
Sarebbe stato più saggio stirare, visto che la montagna di panni asciutti ha raggiunto un'altezza di tutto rispetto  che giustificherebbe - se potesse vederla - i dubbi di mia madre sulle mie doti domestiche; sarebbe stato più importante dedicarmi al regalo per il "genetliaco del re" che incombe, sarebbe stato doveroso inscatolare le decorazioni natalizie che, smontati albero, presepio, addobbi e ghirlande, alloggiano ancora provvisoriamente in vari cesti....
Sarebbe stato, appunto.... ma di fronte alla nevicata che  ci ha colti quasi di sorpresa, non abbiamo saputo resistere e, senza badare alla  montagna di panni, al compleanno che si avvicina, alle decorazioni ancora senza fissa dimora, riordinata la cucina quel tanto che era necessario per sentirmi a posto con la coscienza, ho seguito la Pulce e il sig. Darcy con gli scarponi ai piedi.
E ho trovato tempo per guardare le stelle.....


E la ricetta?
Pesco dalla miriade di foto quelle di una non ricetta, un capriccio dei tempi che furono: sarebbe stata perfetta stasera, ma il tempo per la polenta proprio non c'era.....

POLENTA E LATTE



Preparare la polenta che accompagnerà brasato o ossibuchi o spezzatino o quel che volete (io la preferisco con la farina bramata, piuttosto rustica).
Rovesciarla sulla tafferia  e, quando è ancora caldissima, tuffare 2 o 3 cucchiaiate di polenta in una tazza di latte freddo (non gelato). Zuccherare a piacere e mangiare subito.

Nota a piè di pagina n. 1: chi abbiamo trovato in giro per il paese? nessuno.... porte e finestre già chiuse per tutti (non sanno cosa si sono persi)


Nota a piè di pagina n. 2: il genetliaco del re è il compleanno di mio padre.

Nota a piè di pagina n, 3: ovviamente questa è una frivolezza che in casa Fiordisambuco mangiamo solo io  e il re...