lunedì 31 dicembre 2012

Indovinami, indovino, tu che leggi nel destino: l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto, o metà e metà?


Io non so come sia stato il vostro 2012, se lieto o triste, se vi abbia portato più lacrime o più sorrisi, se sia stato un anno da ricordare o, invece, come a volte capita, un anno da cancellare.
Il punch di Frau C., comunque va bene in ogni caso: per riscaldare l'animo e consolarsi sgranocchiando due biscotti, per affrontare il futuro carichi di energia e con spirito battagliero, per festeggiare in compagnia .........
Auguro a tutti  che il 2013 sia un anno in cui potremo sorridere, in cui avremo occasione di ridere, in cui saremo capaci  - se avremo  pianto - di asciugare le lacrime e di ripartire, con un pizzico di incoscienza, una buona dose di saggezza e una spruzzata di leggerezza.

Il punch di Frau C.

Ingredienti

tre bicchieri d'acqua (bicchieri da tavola)
una bustina di tè non aromatizzato
un bicchiere e mezzo di vino bianco
un bicchiere e mezzo di vino rosso
mezzo bicchiere di rum
il succo di un'arancia
il succo di mezzo limone
2 cucchiai colmi di zucchero
noce moscata

Procedimento

Preparare il tè; aggiungere al tè il succo d'arancia e qullo di limone, il vino rosso e quello bianco, il rum, lo zucchero e una grattatina di noce moscata.
Scaldare il punch senza farlo bollire in modo da far sciogliere lo zucchero.
Servire caldo ma non bollente con biscotti natalizi.



Nota a piè di pagina n. 1: quando preparo il punch per il nostro amico M. abbondo con il rum, perchè lo preferisce  "carico", altrimenti - dice lui - è una bevanda da donne.

Nota a piè di pagina n. 2: nella mia casa paterna il punch è sempre stato servito in bicchieri da cucina, ma, a volte, quando ho voglia di " giocare alle signore", lo servo nelle tazze da tè.

Nota a piè di pagina n. 3: prometto che arriverà, quasi fuori tempo massimo, anche una ricetta dei biscotti.

Nota a piè di pagina n. 4:  sono la persona che ha meno titoli per formulare un augurio come quello che ho espresso più sopra, ma  è  sincero, proprio  perchè è quello che auguro a me stessa.


Buon anno!
 








lunedì 24 dicembre 2012

E' Natale .......



Nonostante tutto, a dispetto dei contrattempi, degli intoppi e degli inghippi, sono riuscita a comporre
 tutti i tasselli e, magicamente, ancora una volta, il mio -  il nostro - Natale ha preso forma

Alle finestre, file di abeti bianchi mi danno l’illusione di essere nel posto magico, 
tra incantante foreste di abeti ammantati di neve


Alla porta è appesa  la corona che cambia veste ogni anno


 L’albero, invece, si ripete secondo la tradizione ed è al suo posto, al sicuro dalle mani di bimbi curiosi,  
con le decorazioni che risalgono alla nostra infanzia 
e con le sfere di vetro che ricordano ogni anno della nostra vita insieme


Sulla mensola del camino le composizioni floreali casalinghe  profumano l’aria 
non di cannella o di arancia ma di inebriante calicanto

 
Dallo scaffale più alto del guardaroba, sono scese strisce e tovaglie e asciugapiatti , che 
- miracolosamente stirati - aspettano le loro giornate di gloria


e anche la credenza si è vestita per la festa.


Rotoli di  carta da pacco e matassine di rafia sono usciti per magia dal mio armadio ogni sera 


  e i folletti  hanno fatto gli straordinari per impacchettare ogni dono 

 e scrivere i biglietti  


Un marito paziente attaccherà  le renne alla slitta e partirà per  consegnare i pacchetti agli amici


I biscotti, che nelle ultime due settimane, hanno profumato la cucina di cannella e spezie, 



sono stati confezionati pur senza seguire i dettami di Frau C., 
e verranno recapitati a chi li aspetta, sicuro che io ogni anno rispetti la tradizione


Tra poco sarà ora di accendere candele e lanterne che illuminino la strada


e io aspetto che arrivi, ancora una volta, il dono di questa notte


Auguri a tutti voi che passate di qua: 
la mia porta è aperta, le luci sono accese e  in cucina una tazza di punch con i biscotti è pronta....




Buon Natale!

Claudette







giovedì 29 novembre 2012

Gli avanzi del sabato sera

Una cena il sabato sera con con una coppia di cari amici, con i quali ridere e sorridere, gustare un vino speciale e parlare di viaggi, confidare dubbi e paure, sfogliare un libro sulla Provenza e svelare sogni,   è stata preziosa  ed ha avuto in più l'indubbio vantaggio di lasciare un piccolo tesoro di piatti già pronti così che anch'io ho potuto godere di una delle ultime mattine d'autunno, tra i boschi,  così bella che  - a differenza dell'ape - quasi mi sarei lasciata  ingannare........



Sono i giorni in cui tornano gli uccelli,
radi radi - uno o due - per lanciare
un'ultima occhiata d'addio,


 Sono i giorni in cui i cieli si rivestono
 delle vecchie parvenze di giugno -
un abbaglio di oro e di blu.

   O inganno che non può frodare l'ape,
tu sei tanto plausibile, che quasi
mi lascerei convincere da te -


se le file dei semi non negassero,
e lieve per l'aria alterata
una timida foglia non corresse

Emily Dickinson



Il bollito misto servito sabato sera era  una versione domestica e addomesticata, perchè lingua e testina  - perdonatemi - non fanno ancora per me. Riporto però la ricetta della "salsa oro" che mia madre preparava sempre con il bollito e quella del ripieno della gallina nella versione poverissima che si usa qui e per questo chiamato da mia madre (che non lo amava) ripieno alla  "v*****nese".

Bollito (quasi) misto con le salse



Salsa Oro 

Ingredienti
 300 grammi di pomodori
 (dovrebbero essere perini, ma non si può avere tutto dalla vita)
3 carote
1 piccola cipolla o uno scalogno
2 gambi di sedano
brodo
olio
sale

Procedimento
 Pulire le verdure e poi tagliare la cipolla sottilissima,  il sedano a cubetti e la carota a rondelle;  privare i pomodori dei semi e tagliarli in pezzetti ( avendo usato dei pizzutelli io li ho tagliati in quarti).
Far rosolare con un po’ di olio la cipolla fino a che è tenera e trasparente; aggiungere poi le altre verdure e rosolarle rapidamente; aggiungere  un po’ di brodo di dado (home made o, altrimenti, un po’ di granulare) e far cuocere, a fiamma bassa, fino a che le verdure sono morbidissime, aggiustando eventualmente di sale e bagnando con un po’ di acqua calda o di brodo. Quando le verdure sono cotte passarle con il passaverdura: in questo caso mia madre evitava il frullatore a immersione, per avere una salsa meno omogenea  e più consistente ed eliminare  al tempo stesso le bucce dei pomodori.
La salsa va servita calda per accompagnare il bollito.

  Ripieno povero alla “v*****nese" 

Ingredienti
(Dosi rigorosamente a occhio,o  come si dice qui, “a stim”)

Pan grattato (meglio se grattugiato non finissimo)
Abbondante grana grattuggiato (più o meno il doppio del pane grattato)
Un po’ mollica di pane ammollata nel latte (un pugnetto asciutta che poi bagnata si riduce  a poca cosa)
Un piccolo spicchio d’aglio tritato
Un uovo
Un po’ di prezzemolo tritato (diciamo tre cucchiaini)
Sale e pepe

Procedimento
Mescolare gli ingredienti, compresa la mollica di pane strizzata, in modo da avere un impasto abbastanza morbido, ma non molle, che si possa maneggiare, ma che, al tempo stesso, non si troppo sodo (L.,  cugina di mio padre e depositaria della ricetta, dice che deve avere più o meno la consistenza dei canederli). Riempire la gallina con il ripieno e procedere come per ogni gallina bollita. Se il ripieno è troppo asciutto, una volta cotto avrà una consistenza un po’ gommosa, ma è comunque saporito e commestibile.
A volte lo preparo anche se cucino solo metà gallina, il che esclude ovviamente  che ci sia un ripieno : in questo caso lo chiudo a caramella in un tovagliolo pulito e lo metto a bollire nella pentola della carne.
Va servito tiepido, tagliato a fette di circa mezzo centimetro.


Nota a piè di pagina n. 1: le dosi della  ricetta della salsa oro sono “a memoria”; l’importante  comunque è calibrare bene le dosi di carote e sedano rispetto al pomodoro: se sono scarsi il risultato assomiglia ad un sugo per condire la pasta, se sono in eccesso la salsina sa di “sugo del brasato”.
 
Nota a piè di pagina n. 2: scusate se, ancora una volta, vi ho servito degli avanzi.........io, comunque, di solito, riesco a gustare quello che ho preparato per gli ospiti solamente il giorno dopo, con calma.

Nota a piè di pagina n. 3: era l’ultima domenica di sole ho detto più su....e infatti, dopo i giorni di pioggia battente, è arrivata – almeno in montagna – anche la neve.
 






martedì 20 novembre 2012

Hanno sradicato un albero....




Hanno sradicato un albero. Ancora stamani
il vento, il sole, gli uccelli
l’accarezzavano benignamente. Era
felice e giovane, candido ed eretto,
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle. 

Stasera giace come un bimbo
esiliato dalla sua culla, spezzate
le tenere gambe, affondato
il capo, sparso per terra e triste,
disfatto di foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte uscirò – quando nessuno
potrà vedere, quando sarò solo –
a chiudergli gli occhi ed a cantargli
quella canzone che stamani il vento
passando sussurrava.

Rafael Alberti

Era solo un pruno, non un albero monumentale, non una pianta rara o di pregio per i suoi frutti; lo inqudravo, però, perfettamente dalla finestra della cucina e mi diceva, cambiandosi d'abito,  il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni.
Mi sono accorta che era stato tagliato e trasformato in ciocchi, ordinatamente impilati,   sabato scorso, mentre preparavo, per una cena con amici di mio marito, le cipolline in agrodolce, che avrebbero dovuto accompagnare gli arrosti. 
Adesso mi saluta  un olivo, certo più nobile ed elegante, ma anche molto più serio, meno frivolo e meno disposto ai commenti sul tempo....


Ingredienti

500 g di cipolline bianche (io uso quelle vendute già pulite)
100 g di pancetta 
(dolce o affumicata a seconda che si voglia un sapore più o meno delicato; se gli ospiti sono poi rudi uomini di montagna  - come lo erano i miei - si può usare dello speck: in questo caso ne bastano 70 g)
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di aceto bianco
(io ho usato dell'aceto di mele, meno aggressivo)
2 cucchiaini di zucchero
olio
un pizzico di sale


Procedimento
Lavare le cipolline, togliendo eventualmente qualche barbetta rimasta e le foglie più esterne se sono ammaccate o rovinate. In una padella far rosolare con poco olio lo speck tagliato a striscioline (o la pancetta). Quando è bello croccante aggiungere le cipolline, mescolare e aggiungere lo zucchero e il sale, rigirare per bene fino a che lo zucchero è sciolto e poi bagnare con  vino bianco e aceto. Lasciar cuocere lentamente, a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a che le cipolline hanno assorbito quasi tutto il liquido e si è formato un intingolo ristretto, di un bel colore bruno dorato.
La mia idea era di servirle tra i contorni della coppa di maiale al forno e del petto d'anatra all'aceto balsamico e così avrei voluto presentarle; purtroppo l'idea di fotografarle il giorno dopo, con la luce del mattino è miseramente naugrafata: questo infatti è quello che è rimasto della cena .....



Nota a piè di pagina n. 1: so che non è buona cosa pensare di fotografare e pubblicare in occasione di pranzi e cene con gli amici, ma in questo periodo  la cucina si anima solo nel fine settimana, gli unici giorni in cui posso permettermi di spadellare con calma,  ma anche i giorni in cui spesso abbiamo ospiti. Per lo stesso motivo, anche questa ricetta risale alla bisnonna M: il tempo degli esperimenti non è ancora tornato!

Nota a piè di pagina n. 2: il povero pruno ha fatto un brutta fine soprattutto perchè i suo bellissimi frutti, che nessuno raccoglieva,  sporcavano..... 

martedì 30 ottobre 2012

Di zucche e tradizioni



“Ma che roba l’è la festa de l’aulin?” mi ha domandato un'anziana vicina di casa, evidentemente incuriosita dalla comparsa di zucche, pipistrelli e fantasmi anche nell'unico negozio del paese: ho accennato vagamente a una festa americana, ma chiacchierando con mio padre ho scoperto che, persino qui, nel profondo Nord, già ai suoi tempi ( e prima ancora) la zucca intagliata, illuminata da una candela, era divertimento dei bambini, allora ignari  di comportarsi come Oltreoceano.
Domenica, complici il freddo  e la pioggia, che ci hanno precluso la passeggiata domenicale nei boschi, anche la Pulce e io  e abbiamo intagliato la nostra brava zucchetta che adesso se ne sta in bella mostra sul davanzale per spaventare  i vicini di casa.
Se da un parte ci siamo lasciati contagiare, senza farne scandali, da questa festa di importazione, dalla mia cucina invece domenica è venuto profumo di  tradizione locale con un dolce, tipicamente autunnale,  che  è la risposta paterna alla Pinza veneta di cui mia madre aveva un ricordo quasi favoloso...
Io, che ho conservato come  eredità dei miei nonni materni  le  "E"  strette che  si stringono ancora di più quando mi  impunto, mi irrito e salgo di tono e che  danno un tono un  po'  "esotico" (o ridicolo) alla mia parlata, non ho mai infornato la versione veneta, ma con la stessa disinvoltura con cui affronto il doppio salto mortale della parola “lümagüsc”,  ho invece imparato da mia suocera a preparare  la
   “Miascia”

 Ingredienti

200 g di  farina bianca
200 g di farina gialla (meglio fioretto)  
n. 2 uova intere 
150 g  burro(oppure 100 g di burro e 50 g di olio)
100 g     zucchero 
3/4  fichi 
una decina di noci  
una manciatina  di  uvetta o 1 grappolino di uva 
(la più comune qui  è l'uva americana)
2 –3 mele  (oppure per una versione più ricca 2 mele e 1 pera)
1 bustina di lievito
latte q.b.  
(la ricetta della tradizione dice “lacett”,  il siero rimasto dopo la lavorazione della panna )
 
Procedimento 

Mescolare in una terrina le due farine e lo zucchero, aggiungere le uova e il burro fuso intiepidito e tanto latte quanto basta per avere un impasto cremoso. Aggiungere i fichi tagliati a pezzetti, le uvette (infarinate)  o gli acini di uva fresca, le noci a pezzetti non troppo piccoli e le mele e le pere  tagliate a fettine o a tocchetti. Aggiungere il lievito mescolato con poca farina bianca e mescolare bene.
Versare in una tortiera unta e cosparsa di pan grattato o di biscotto secco grattugiato. Spolverizzare la superficie della torta con un po’ di zucchero. Infornare a 180°  e lasciar cuocere per tre quarti d'ora  circa o comunque  fino a che infilando uno stuzzicandenti nella torta non esce bello asciutto (una volta veniva cotta  sotto le braci del camino).
Nota a piè di pagina n. 1:  a volte viene presentata come miascia la “torta di pane” nel cui impasto si usa il pane raffermo ammollato nel latte.La vera miascia invece, come insegna mia suocera, è fatta con la farina gialla; forse perchè, nella mia zona, il pane era normalmente sostituito dalla polenta e, quindi, era più facile avere a disposizione la farina di mais piuttosto che il pane raffermo. Qualcuno aggiunge  un'erba aromatica  o qualche ago di rosmarino per profumare l'impasto: a me non piace ....

Nota a piè di pagina n. 2: questo è uno dei dolci rustici che nella personalissima classificazione di mio fratello fa parte della categoria delle “torte tristezza” ....

Nota a piè di pagina n. 3: e la polpa della zucca? l'ho usata per la mia collaudatissima crema di zucca e per un esperimento ben riuscito di muffin alla zucca, ma questa è un'altra  ricetta.....

Nota a piè di pagina n. 4: il lümagüsc è la lumaca, quella arancione che che compare quando piove; mia madre, che pure non se la cavava male con il tedesco che di "ü" è pieno, si ingarbugliava con le ü e le ö del dialetto.........
 





domenica 14 ottobre 2012

Io non mangio da solo ( nemmeno a merenda)




Quando, nelle mie incursioni nei blog altrui a tarda sera, ho scoperto il contest promosso da  Virginia  a sostegno dell'iniziativa   IO NON MANGIO DA SOLO della Onlus Progetto Mondo Mlal mi è sembrato bello partecipare perchè, per una volta, scrivere un picolo blog non è solo un frivolo sfizio, ma - seppure con una briciola - un modo per contribuire a qualcosa di più grande e importante e, tra i tanti piatti che si possono preparare con il pane  (in casa mia vanno per la maggiore i passatelli), mi è venuta in mente una merenda che riporta indietro l'orologio di  più di sessant'anni, all'immediato dopoguerra, quando anche da noi, il pane era un bene prezioso e si stava ben attenti a che non andasse sprecato.
Anche se si tratta di una "ricetta" molto comune, nella mia casa paterna era nota come "la merenda di Frau"...
Frau C. era originaria della Baviera, aveva sposato un Italiano ed è stata per  molti  anni vicina di casa della mia nonna paterna a Milano; della terra natia Frau non solo aveva mantenuto  l’accento, ma  aveva anche conservato intatte le tradizioni: “.... ta noi  si usa  così ...”.
Sfornava torte che ancora oggi sono di diritto nel nostro ricettario di famiglia, ornava la casa, in occasione del Natale, come in Italia sessant’anni fa non si era mai visto, preparava biscotti natalizi in quantità industriale, che, confezionati in pacchettini avvolti tassativamente in carta velina bianca, legati con  nastrino di raso rosso e decorati con candelina e rametto di abete, venivano regalati non solo ad amici e parenti, ma anche al portalettere, al portinaio e ai negozianti da cui  si riforniva.
Ma era anche una donna economa, che sapeva risparmiare  e che non sprecava nulla e che, con poco, negli anni difficili del dopoguerra, preparava una merenda golosa, rigorosamente di riciclo e altrettanto rigorosamente burrosa, perchè  - si sa – “.... ta noi, l’olio  si usa poco ...

MERENDA DI FRAU

Ingredienti
pane  leggermente raffermo
latte
burro
cannella
zucchero

Procedimento

Tagliere il pane (il come  dipende dal tipo di  pane a disposizione ... comunque con uno spessore non superiore al centimetro e mezzo), bagnarlo nel latte senza ammollarlo troppo e friggerlo nel burro, rivoltandolo con una paletta. Servire caldo cosparso con un po’ di zucchero e cannella....



Nota a piè di pagina n. 1: la signora in questione,  il cui cognome da sposata evocava uno degli ingredienti più diffusi nella sua cucina, è sempre stata chiamata nella mia casa paterna, semplicemente “Frau” e così, oltre alla merenda di Frau, ci sono la torta di mele di Frau, la torta di noci (una meraviglia!) e quella di ricotta di Frau, i biscotti di Frau, il punch di Frau, il purè di Frau .....

Nota a piè di pagina n. 2: le ricette dei biscotti natalizi, tramandate oralmente, sono  - ora della fine – approdate nella mia cucina; sono io che, per gli strani capricci del destino, continuo a mantenere viva la tradizione di Frau ; solo, di anno in anno,  mi piace cambiare la confezione, con grande disapprovazione di mio padre :“Frau – mi ricorda inevitabilmente -  li confezionava con la carta velina bianca ....”

Nota a piè di pagina n. 3: la ricetta mi è stata tramandata da mio padre, di qualche anno più giovane del figlio di Frau, ed è quindi filtrata dai suoi ricordi di ragazzino che, a volte, faceva merenda alla moda tedesca.




venerdì 5 ottobre 2012

Rebecca la prima moglie

 Avete in mente il vecchio, vecchissimo film “Rebecca la prima moglie”, in cui la giovane, scialba e goffa seconda moglie del signor De Winter si sente messa a confronto in ogni circostanza con l’affascinante Rebecca, la prima moglie defunta in tragiche e misteriose circostanze? Ecco io, al lavoro, sono pronta ad essere una  "seconda moglie".....
A metà settembre il mio capo, quello che mi ha fatto crescere professionalmente in questi anni,  mi ha comunicato il suo trasferimento ad altra e più prestigiosa sede:  “Un’occasione imperdibile – mi ha detto – un treno che non passa due volte, dovevo salirci ....”
Adesso io, che da quello stesso treno sono stata  travolta, so che a breve, ritornerò ad essere sotto esame, ad essere confrontata con il modello ideale di impiegata che ciascun capo ha in mente: sarò all'altezza di chi mi ha preceduto  nella storia professionale del nuovo superiore ? reggerò il confronto con Rebecca?
Ammesso che io abbia della qualità positive, queste emergono sulla lunga distanza, perchè sono tipo da corse di resistenza, non una velocista che conquista con strabilianti sprint: il nuovo capo avrà la pazienza di conoscermi o mi bollerà subito come incapace,  vedendo che nonostante i miei ... anta e passa anni  mi riempio ancora di chiazze rosse quando parlo in pubblico o davanti a uno sconosciuto, come ai bei tempi dell’università?
Se non  andrò bene come segretaria forse potrò provare a convincerlo che, almeno, sono una brava cuoca?  Magari  non solo il marito si prende per la gola, ma anche il capoufficio....
Per ora, però, anche il marito si deve accontentare di una cucina rapida e senza fronzoli, perchè la prima e più immediata conseguenza della partenza del capo è il fatto che, in attesa dell'arrivo del successore,  la sua sostituzione,  in alcune riunioni, è toccata a me.... Per forza di  cose, quindi, torno  a casa anche ad orari poco consoni ad una brava moglie e madre. Ma quando riesco a liberarmi per tempo e a rispettare la tabella di marcia, cerco di rimediare, pescando tra i piatti ben collaudati  - perchè non è tempo di esperimenti -  della tradizione familiare.

TORTINO DI PATATE 

INGREDIENTI 
per 4 persone
4  grosse patate (una per persona o due piccole )
30 grammi di burro 
1 uovo
3 cucchiai abbondanti di grana
sale e pepe

PROCEDIMENTO

Lessare le patate, sbucciarle e schiacciarle  con lo schiacciapatate in una terrina capiente. Unire il burro fuso, il grana, il sale, il pepe e l'uovo, precedentemente sbattuto (se vi ricordate, altrimenti mettete tutto insieme).
Mescolare bene e aggiustare di sale. Stendere il composto in una pirofila precedentemente imburrata  e cosparsa di pane grattuggiato e livellarlo con una forchetta. Cuocere in forno a 200°  per circa 40 minuti  o comunque fino a che la superficie del tortino non è bella dorata. Servire caldo, come contorno.
Per avere un tortino più "colorito" si può spennellare la superficie con  un rosso d'uovo; per una versione più golosa si può dividere l'impasto in due strati, mettendo tra l'uno e l'altro delle fettine di formaggio tipo latteria o delle striscioline di mortadella.


Nota a piè di pagina n. 1: la ricetta è più che collaudata : risale alla mia bisnonna, la nonna Marietta ...

Nota a piè di pagina n. 2: leggo con invidia (buona...) i vostri blog, che sono un tripudio di ricette autunnali, di colori sgargianti, di proposte ammalianti....io in questo periodo ho poco da raccontare (non che di solito io racconti di avventure mirabolanti...) e poco da fotografare: siate clementi!

Nota a piè di pagina n. 3: l'altra conseguenza della situazione lavorativa contingente è che ho ripreso a cercare il cioccolato (fondente, se possibile....)




domenica 23 settembre 2012

Conversazione

In cucina, ogni mattina, tra le 7.30 e le 8.00.....

«Mamma......»
«Dimmi Pulce ......»
«Ma tu preferisci i traghetti o i battelli? ......»
«I battelli »
«Perchè? »
«Perche..... perchè con i battelli si fanno le gite sul lago in estate e  si vede meglio il panorama »
«E ti piace di più il battello grande e a due piani o quello vecchio a un piano solo? »
«Mmmmh, quello a un piano solo »
«Perchè? »
«Perchè dietro è aperto e a me piace viaggiare fuori. E a te Pulce quale piace? »
«Quello grande mamma, il Cristoforo perchè ha due piani, la cabina grande e un giorno lo voglio guidare io. Una volta ci   andiamo? »
«Sì Pulce, un giorno ci andiamo»
«Ma quale è il tuo battello preferito?»
« L'Iris perchè  ha il nome di un fiore molto particolare »
«Ma no mamma,  è un nome bruttissimo ....ti piace di più il Giglio?  »
«Sì va bene, mi piace anche il Giglio »
«E il Concordia è bello?»
«Certo è uno dei battelli più belli, col fumaiolo e la ruota»
«Sì però ha un piano solo.... mamma, il Concordia ha un piano solo perchè è vecchio e il secondo piano l'hanno tolto? »
«No Pulce l'hanno costruito propio così »
«Ah ....e  a te non piace il traghetto? »
«Sì che mi piace, ma meno del battello »
«Perchè non ti piace? »
«Non ho detto che non mi piace; preferisco il battello perchè non  ci sono le macchine »
«Io preferisco il traghetto, quello grande a due piani ... mamma  come si chiamano i traghetti? »
«Dunque....quelli piccoli si chiamano Stelvio, Spluga e Ghisallo, quelli grandi Adda, Plinio e Lario »
«Sì sì mamma a me  piace molto il Lario; a te piace? »
«Io preferisco quelli piccoli »
«Perchè? »
«Perchè hanno una bella forma di nave, non sembrano uno scatolotto come l’Adda o il Plinio»
«No mamma, non è vero l’Adda è bellissimo! Non  capisci, è enorme, guarda quanta schiuma e il Plinio poi ha addirittura tre piani!.»
«Sì è vero Pulce, non sono poi così brutti »
«Ma il Ghisallo ti piace? »
«Sì mi piace, come lo Stelvio e lo Spluga perchè c’erano anche quando ero piccola io.... »
«Mamma, ma il Plinio va a Varenna? »
«Sì credo di sì, quando tocca a lui ci va.... »
«Ma perchè noi non l’abbiamo preso e sono salito su uno piccolo che faceva poca schiuma? »
«Perchè quel giorno lavorava quello piccolo »
«Ma preferisci lo Stelvio o il Ghisallo? »
«Lo Spluga, Pulce.... »
«Ma mamma io lo Spluga non te l’ho chiesto.... mamma  preferisci.....
«Pulce adesso basta, è tardi!  finisci la colazione.... »
«Mamma, ma è più grande il Plinio o il Lario? »
 «Basta! Adesso ti devi  vestire, mancano 5 minuti alle 8 e dobbiamo uscire.... non posso timbrare in ritardo!
«Ma mamma preferisci la canna da pesca normale o quella a manovella?»
«.................»



E sì, perchè oltre a navi, battelli e traghetti, la Pulce ha scoperto la pesca, come si conviene ad bambino di lago, nipote di un appassionato e abile pescatore, che sarebbe stato fiero di questa prima pesca miracolosa.

Le quattro alborelle, che sono state sotto il sole per un buon paio d'ore, sono state poi molto apprezzate dalla gatta della nonna, mentre noi sempre pesce abbiamo mangiato, ma  di mare.....

SARDINE DI MIA COGNATA

INGREDIENTI
(per 4 "tortini")
  24 sardine già pulite (6 per ogni tortino)
100 grammi di mollica di pane
50 grammi di grana ( o di pecorino stagionato)
2 acciughe
una manciatina  di uvetta
una cucchiaiata di pinoli
un piccolo spicchio d'aglio
un ciuffo abbondante di prezzemolo
olio extravergine di oliva
quualche filino di csorza d'arancia
sale

PROCEDIMENTO
Se non lo sono già, pulire le sardine togliendo testa, interiora e lische, aprendole a libro e cercando di lasciare attaccata la codina.
Nel frattempo in una padella far scaldare un paio di cucchiai d'olio e sciogliervi le acciughe (dovrebbero essere sotto sale, ma io non ne avevo, per cui ho usato quelle sott'olio); aggiungere mollica di pane, aglio e  prezzemolo tritati. Quando il composto è appena tostato (non bruciato!), lasciarlo raffreddare e unirlo, in una ciotola ai pinoli tritati grossolanamente, alle uvette precedentemente ammollate, sciacquate e asciugate e al formaggio grattuggiato (io uso metà grana e metà pecorino per evitare sapori troppo decisi).
Rivestire con le sardine le formine di alluminio, già spennellate di olio  e cosparse di pan grattato,  in modo da coprire anche il fondo  e lasciando all'esterno le codine delle sarde. Riempire poi con il ripieno e chiudere come nella foto, sovrapponendo le code.

Infornare per 20 - 25 minuti a 180- 200°. Mentre gli sformatini cuociono in forno, in un padellino scaldare un paio di cucchiai di olio nei quali far rosolare rapidamente dei filini di scorza d'arancia.



Sformare i tortini sui piatti e versare sopra ciascuno le scorzette  e un filo dell'olio in cui le scorzette sono state rosolate.
Se è avanzato un po' di ripieno, lo si può tostare per renderlo croccante, usandolo poi  per accompagnare gli sformatini.



Nota a piè di pagina n. 1: le sardine agghindate così  sono uno dei cavalli di battaglia di mia cognata che le aveva preparate come antipasto la prima volta che lei e mio fratello ci hanno invitato a cena; il ripieno è molto simile a quello della sarde a beccafico che a me piacciono molto, ma che non riesco mai a preparare con tutti i crismi perchè non sono capace di arrotolarle (!)...
Nota a piè di pagina n. 2: durante la conversazione la Pulce sta davanti alla tazza del latte, che mescola e rimescola, io tra lavello, frigo e fornello cerco di fare il maggior numero possibile di cose, senza macchiarmi la camicetta appena stirata e - se possibile - senza dare risposte a vanvera....
Nota a piè di pagina n. 3: di battelli, aliscafi e traghetti sappiamo ormai tutto, compresi gli orari di passaggio; analoghe conversazioni hanno per oggetto i treni: Frecciarossa, Frecciabianca, "Freccialenta" ......
Nota a piè di pagina n. 4: la canna da pesca "a manovella" è - ovviamente - quella con il mulinello e il battello "Cristoforo" è - manzonianamente - il "Fra Cristoforo"....
 

domenica 9 settembre 2012

Contrasti e connubi


Da bambina, oltre ad immaginarmi maestra – il lavoro di mia madre per tutta la vita – davo per scontato che  - come i miei genitori, entrambi insegnanti - anch’io avrei sposato prima o poi un collega di lavoro.
Ho capito presto, però, che  i miei colleghi erano da lasciar perdere, ma mai avrei immaginato che il ragazzo biondo, sarcastico e indisponente, colonna portante del gruppo di escursionismo giovanile di cui ero parte anch’io, sarebbe diventato mio marito.
Forse lo aveva capito mia madre che lo conosceva fin da quando lui era un bambino e lei era la sua insegnante; io certo lo vedevo troppo distante da quello che io ero, o credevo di  essere: lui sportivo, io in difficoltà con ogni attività sportiva che comporti un’esibizione delle proprie capacità; lui innamorato dell’arrampicata,  io che adoro la montagna ma devo stare con i piedi ben saldi per terra;  io che vivevo di sogni e di chimere, di belle lettere e di poesie, lui con una solida formazione tecnico-scientifica; io cresciuta a Callas e Mozart, lui che  prediligeva una musica un po' più ...."rumorosa"; io mora e lui biondo; io romanzi, lui saggistica; io curiosa in cucina e lui restio a sperimentare ogni nuovo sapore; io pessimista, lui saggiamente realista; io che nei momenti di nervoso reagisco prima di pensare, lui capace di valutare razionalmente  la situazione; io che trovo le parole giuste solo a posteriori e lui che riesce a non farsi mettere i piedi in testa; lui che fa conti complessi a mente, io che per dosare lo zucchero per la marmellata ho bisogno di carta e penna per impostare le proporzioni; lui che per lavoro è abituato a misure con limiti di tolleranza inferiori al millimetro e io che misuro a occhio; io formichina, lui che sa bene che la vita è una sola; io imbranata al volante, lui mai visto in difficoltà alla guida; io che per non sbagliare non tento nemmeno,  lui disposto a mettersi in gioco; io "pittima" e lui più spartano; lui capace di rapportarsi alle persone e di adeguarsi alle situazioni,  io più rigida; lui pungente  e io insopportabilmente permalosa...........
Eppure... eppure, nonostante diversità e divergenze  e oltre al resto),  sono più di dieci anni di matrimonio e due di “fidanzamento”: forse quello che ci fa stare bene insieme è più forte delle differenze, forse gli ingredienti che abbiamo mescolato, pur apparentemente in contrasto, si sono legati (o, meglio, sposati) bene ed il risultato, pur con le sue imperfezioni,  non è male......

DOLCE ALLE PRUGNE

INGREDIENTI
300 grammi di farina bianca
1,5  cucchiaini di lievito di birra disidratato ( circa mezzo cubetto di lievito di birra fresco)
1 uovo
1 dl di latte circa
50 grammi di zucchero
120 grammi di burro
un kg circa di prugne scure (quelle trentine di Dro sono perfette)
un cucchiaio di zucchero e un pizzico abbondante di cannella

PROCEDIMENTO

Sciogliere il lievito nel latte appena tiepido; in una ciotola capiente setacciare la farina con lo zucchero e creare un cratere. Quando sul latte si è formata una schiuma, versarlo al centro della farina, insieme all'uovo sbattuto a parte; mescolare e aggiungere il burro fuso lasciato intiepidire; lavorare fino ad ottenere un impasto liscio, aggiungendo eventualmente un po' di farina.
Lasciar lievitare per circa un'ora, coperto da uno strofinaccio.
Nel frattempo lavare le prugne ed asciugarle, tagliarle a metà, togliendo il nocciolo, e poi  ridurle in spicchi; quando l'impasto è raddoppiato di volume (più o meno), lavorarlo  un po' per sgonfiarlo, stenderlo in una tortiera.
Disporre sulla pasta le prugne con la  polpa verso l'alto. Lasciar lievitare ancora fino a che l'impasto aumenta  di volume.Cospargere con un po' di zucchero e cannella e infornare a 220°  gradi e cuocere  per una buona mezz'ora: la pasta deve essere ben dorata.
Servire tepida o fredda.
Con questa ricetta, partecipo al contest di Patty di Andante con gusto  : "La Commedia è servita" ,


abbinando il dolce ad uno dei miei film preferiti , "Green Card -  Matrimonio di convenienza" (1990  - regia di Peter Weir - commedia leggera - romantica).
La trama è nota:  un lui francese, imponente, corpulento e all'apparenza  rozzo e grossolano (George Faure - Gerard Depardieu) e una lei americana,  bella, colta e raffinata, (Bronte Barrish - Andie MacDowell), si sposano, appunto, per convenienza:  lui per ottenere la famosa green card, per poter soggiornare negli USA, e lei per poter abitare in uno splendido appartamento newyorkese con una serra meravigliosa, riservato solamente a coppie sposate; sono convinti che, raggiunto ciascuno il proprio obiettivo con la  formalità del matrimonio,  dopo un rapido divorzio, non si vedranno mai più. Gli accertamenti dei funzionari dell'ufficio immigrazione, che mirano a verificare se si tratti solo di un matrimonio di facciata, li costringono, invece, a ritrovarsi e a trascorrere insieme un fine settimana, al termine del quale, dopo aver litigato e duellato, dopo essersi studiati  e, infine, capiti, scoprono che  - pur essendo così diversi -  non possono stare l'uno senza l'altra ( .....ti scriverò tutti i giorni  e le lettere diranno tutte la stessa cosa "quando arrivi, chérie?")
Bellissima lei, lui così bravo da far dimenticare quanto non è bello, suggestiva la fotografia, per me perfetta la colonna sonora che mescola Mozart e Enya, divertenti le situazioni (l'anziana vicina di casa in ascensore, la cena a casa dell'amica durante la quale George suona una sua rumorissima composizione e conclude dicendo "non è Mozart",  il portiere curioso......).
E' un film che, pur non inventando nulla di nuovo, ha in sè garbo e ironia, sentimento e risate: lo rivedo (e riascolto) sempre con piacere, magari con una fetta di questa torta,  nella quale la solida consistenza  della pasta, semplice e poco dolce,  si incontra con la morbidezza delle prugne, appena asprigne, e il tocco della cannella armonizza i due sapori.

Nota a piè di pagina n. 1: ho gustato per la prima volta questa torta durante una delle mie vacanze in Alto Adige, come mernda in un freddo giorno estivo di pioggia; la pasta era diversa e non sono stata capace di capire come fosse fatta; in un libretto intitolato "Torte e dolci del Nord"  di Claudia Bonitz Begalli  - Gaia Libri e Cose Srl, ho trovato questa versione con la pasta lievitata, che io - dopo qualche esperimento - ho adattato nelle dosi riportate sopra.  

Nota a  piè di pagina n. 2 : Non pensate però che mio marito assomigli a Depardieu per stazza o  per un passato avventuroso quanto quello di George Faure  e  non illudetevi che  io in qualche modo ricordi Andie McDowell.