mercoledì 8 novembre 2017

Una tira l'altra: castagne e ricordi


Tanti tanti anni fa  i primi giorni di novembre erano uno dei  miei periodi preferiti
ai tempi del liceo, si chiudeva il primo giro di valzer di interrogazioni e compiti in classe, piu tardi era  la conclusione dellasessione autunnale degli esami universitari;c’era il tempo per un pomeriggio di compere invece che di studio, l’acquisto dei crisantemi non mi riguardava, si era instaurata  la tradizione della visita della famosa zia P che, rimasta vedova ed essendo senza figli, aveva adottato i miei genitori come figli e noi come nipoti. Ma,soprattutto c’erano le castagne: camino acceso in cucina e padella per i "biroll", lo scoppio delle castagne che non erano state ben tagliate e il canovaccio  bagnato, in sostituzione delle foglie di verza prescritte dalla tradizione, per farle “masarare” (ammorbidire …) prima di sbucciarle, ancora caldissime, sporcandosi le mani di nero....
E la serata più belle era quella del 4 novembre, San Carlo, onomastico di una cugina acquisita di mio padre…una donna massiccia, imponente, certo non raffinata, ma  generosa, cordiale e disponibile. Per le vicissitudini della mia nonna paterna, madre attempata, questa cugina era in realtà molto più vecchia di mio padre, coetaneo delle sue figlie e per noi era praticamente una nonna, anche se, per non suscitare le gelosie della mia suscettibilissima nonna materna, noi la chiamavamo zia C.
Alla sera del 4 novembre intorno al tavolo del suo tinello, davanti a un camino enorme, di quelli con le panche laterali che erano il mio rifugio (un po' Cenerentola e un po' Cime Tempestose) , eravamo in tanti a mangiare le burolle bollenti  a cui la zia C  aggiungeva sempre una torta che stava a metà  tra  una  ciambella senza buco e una  crostata lievitata,  che lei sfornava senza tanti fronzoli.
Poi, per tanti motivi, le cose sono cambiate: alcune delle persone che  sedevano intorno a quel tavolo se ne sono andate, in modi diversi, l’enorme ed accogliente camino della zia C. ora ospita una modernissima stufa gialla e il tinello della zia è diventato la cucina, perfettamente attrezzata, di sua nipote che in realtà detesta cucinare, di castagne – per anni – non ce ne sono più state per via di un parassita che aveva infestato i nostri boschi e l’acquisto di ciclamini e crisantemi è diventato, purtroppo, uno dei nostri compiti
Per anni non siamo più riusciti a sederci intorno a una marmitta di burolle, facendole saltare tra le mani per raffreddarle… fino a  questo novembre: un altro tavolo, ancora tanti bambini, qualche nonno e  noi in cucina, con qualche risata, qualche ricordo un po’così e qualche rimedio casalingo contro la malinconia.


SBRISOLONA SALATA

Ingredienti

100 grammi di farina bianca
100 grammi di farina di mais fine
100 grammi di mandorle tritate fini
100 grammi di burro
80 grammi di grana grattuggiato
1 uovo
una manciata di mandorle intere

Procedimento

In una terrina mescolare le farine, le mandorle tritate e il grana (meno un cucchiaio), aggiungere il burro freddo tagliato a cubetti e lavorare con la punta delle dita; unire l'uovo  leggermente sbattuto, fino ad ottenere un impasto sbriciolato. Aggiungere circa metà delle mandorle spezzettate.
Versare il composto in una teglia rivestita di carta da forno, compattarlo con la punta delle dita, senza schiacciarlo troppo; cospargere con il grana avanzato e decorare con le mandorle intere.


Infornare in forno già caldo a 200° per circa mezz'ora, fino a che la superficie è ben dorata.
Lasciar raffreddare e servire, spezzettata, per accompagnare l'aperitivo.


Nota a piè di pagina n. 1: la ricetta è un adattamento di quella comparsa su un numero di Sale e Pepe di qualche anno fa e, per un aperitivo, ho dimezzato le dosi.

Nota a piè di pagina n.2: non dite al sig. Darcy che ho usato il suo prezioso grana Vacche Rosse stagionato 36 mesi per preparare questa sbrisolona che, peraltro, anche lui ha molto apprezzato....

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